Obbligo assicurativo per imprese contro rischi catastrofali: Decreto e implicazioni economiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Legge di Bilancio per il 2024, approvata 14 mesi fa, ha introdotto un cambiamento significativo per il mondo imprenditoriale italiano, obbligando le aziende a stipulare polizze assicurative contro i rischi catastrofali. L’articolo 1, commi da 101 a 112, ha stabilito che entro il 31 marzo 2025 le imprese dovranno adeguarsi a questa nuova normativa, che copre eventi come terremoti, alluvioni e altre calamità naturali. Un passaggio che, se da un lato mira a garantire maggiore sicurezza economica e operativa, dall’altro solleva non poche critiche, soprattutto tra chi già ha subito danni ingenti a causa di disastri ambientali.

Il Decreto Ministeriale n. 18 del 30 gennaio 2025, pubblicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy insieme al Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha definito le modalità attuative di questa misura. Il testo, entrato in vigore il 31 marzo, specifica quali imprese sono soggette all’obbligo, quali eventi rientrano nella copertura e come verranno gestite le polizze. Tra le aziende coinvolte, si stima che circa 60mila realtà trevigiane dovranno adeguarsi, un numero che riflette l’ampiezza del provvedimento a livello nazionale.

Non mancano, tuttavia, voci di dissenso. Marzio Casalini, editore cesenate alla guida de “Il Ponte Vecchio”, è tra coloro che hanno espresso forti riserve. Colpito pesantemente dall’alluvione del maggio 2023, Casalini ha criticato apertamente il Governo, accusandolo di non tenere conto delle reali difficoltà delle imprese. «Costringere a pagare polizze da 5mila euro l’anno – ha dichiarato – è un ulteriore peso per chi già fatica a riprendersi dopo eventi devastanti». Le sue parole, seppur dure, sembrano rispecchiare un malessere diffuso tra gli imprenditori, molti dei quali si trovano a dover affrontare costi aggiuntivi in un contesto economico già complesso.

Il decreto, tuttavia, non si limita a imporre obblighi. Definisce anche i criteri per individuare le calamità naturali assicurabili, tra cui terremoti, eruzioni vulcaniche, frane e alluvioni, escludendo invece eventi di minore entità. Una distinzione che, se da un lato riduce il campo d’azione delle polizze, dall’altro mira a evitare un eccessivo carico economico per le compagnie assicurative, già chiamate a gestire un mercato in espansione.

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