Patente ritirata a Cristina Manetti, capo gabinetto di Giani, sulla corsia d'emergenza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una patente ritirata, contestata con un ricorso, sta sollevando un acceso dibattito in Toscana, andando a toccare da vicino gli ambienti della nuova giunta regionale. La sanzione, che comporta anche una multa di 430 euro e la decurtazione di dieci punti dalla patente, è stata elevata alla dottoressa Cristina Manetti, la quale, come riferito dagli agenti della polizia stradale di Pistoia, è stata sorpresa mentre percorreva con la propria vettura la corsia di emergenza sull’autostrada A11, nel tratto compreso tra Prato e Firenze. L’episodio, di per sé non eccezionale, acquista un rilievo particolare poiché la donna ricopre l’incarico di capo di gabinetto del presidente Eugenio Giani, figura pubblica di primo piano e recentemente riconfermato alla guida della Regione.

Le due versioni dei fatti

La dinamica ufficiale, quella che ha portato all’irrogazione della sanzione amministrativa, descrive una manovra finalizzata a eludere la coda, un sorpasso a destra effettuato in un momento di intenso traffico. Contro questa ricostruzione, la stessa interessata ha presentato formale ricorso al giudice di pace, opponendo una versione dei fatti del tutto differente. La Manetti, infatti, ha dichiarato agli agenti di aver accusato un malore improvviso, un principio di ipertensione, che l’avrebbe costretta a imboccare la corsia di emergenza con l’unico scopo di accostare il veicolo in sicurezza e richiedere, come poi è avvenuto, l’intervento di un’ambulanza. Una giustificazione di salute, dunque, che se accertata come veritiera potrebbe inficiare la legittimità della contravvenzione.

Il contesto politico e giudiziario

La vicenda, che si è verificata nella mattinata del tredici ottobre, giorno dedicato allo scrutinio dei voti che hanno sancito la rielezione di Giani, si inserisce in un momento politicamente delicato. La Manetti, esponente di area renziana, è infatti indicata tra i nomi più quotati per un ruolo da assessore nella prossima giunta regionale, un incarico di governo che rende la sua figura ancor più esposta al giudizio pubblico. L’iter del ricorso, che ora passerà al vaglio del giudice di pace, sarà chiamato a stabilire, in base agli elementi probatori che verranno prodotti, se si sia trattato di una violazione volontaria del codice della strada o di una necessità dettata da un’improvvisa indisposizione.

Il quadro normativo di riferimento

La normativa del codice della strada, perentoria, stabilisce che la corsia di emergenza, o banchina, deve essere preservata libera per consentire il transito dei mezzi di soccorso e il pronto intervento in caso di necessità. L’utilizzo improprio, salvo casi di effettiva e comprovata urgenza, costituisce una violazione grave, sanzionata proprio con il ritiro immediato del documento di guida. Spetterà dunque all’autorità giudiziaria valutare la compatibilità delle circostanze addotte dalla ricorrente con le eccezioni previste dalla legge, in un bilanciamento tra la rigidità delle regole della circolazione e le impellenze della salute dei conducenti.

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