Patente ritirata a Manetti, FdI: "Giani la raggiunse in autostrada e poi in Prefettura"
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Redazione Interno
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La vicenda della patente ritirata all'assessora regionale toscana Cristina Manetti si arricchisce di nuovi particolari, che dipingono un quadro più complesso della semplice infrazione al codice della strada. Secondo quanto affermato dalla deputata di Fratelli d'Italia Chiara La Porta, la quale ha presentato un'interrogazione parlamentare ottenendo una risposta scritta dal sottosegretario Wanda Ferro, il presidente della Regione Eugenio Giani si sarebbe recato personalmente sul posto dopo che la sua allora capo di gabinetto era stata fermata e multata. L'episodio, risalente al 13 ottobre scorso, giorno delle elezioni regionali, avrebbe visto la Manetti percorrere la corsia d'emergenza dell'autostrada A11, superando diversi veicoli fermi in coda, un'azione che le è costata la sospensione della patente per due mesi da parte della Polizia Stradale di Montecatini Terme.
L'intervento del presidente
La ricostruzione della deputata La Porta, pubblicata sulla sua pagina Facebook, introduce un elemento di forte rilevanza politica: l'intervento diretto del presidente Giani. Egli, stando a quanto riportato, non si sarebbe limitato a essere informato dell'accaduto, ma avrebbe raggiunto la Manetti direttamente in autostrada, sul luogo stesso dove era stata sanzionata, in un'azione definita di "soccorso". Questo dettaglio, che si aggiunge a una notizia già circolata nelle scorse settimane, solleva interrogativi sulle dinamiche e sulle motivazioni che avrebbero spinto il massimo rappresentante della Regione a un coinvolgimento così immediato e personale in una questione di natura privata e amministrativa, sebbene concernente una sua stretta collaboratrice.
La successiva visita in Prefettura
Il percorso congiunto dei due, secondo la ricostruzione politica, non si sarebbe concluso con l'incontro in autostrada. Dopo essere stato sul posto, infatti, il presidente Giani avrebbe accompagnato la capo di gabinetto in Prefettura a Firenze, presumibilmente per discutere dell'accaduto con le autorità presenti. È proprio questo passaggio a suscitare le critiche più aspre e a infittire ulteriormente il cosiddetto "giallo" della multa, portando l'opposizione a chiedersi, come riportato testualmente, "che ci facevano in prefettura?", una domanda che rimbalza con forza nel dibattito politico regionale.
Le reazioni politiche
La bufera politica è scoppiata in seguito alla divulgazione di questi ulteriori dettagli, che trasformano una sanzione amministrativa in un caso dalle forti implicazioni istituzionali. L'interrogazione presentata al Ministero dell'Interno da Chiara La Porta si concentra proprio sulle circostanze che hanno visto il presidente della Regione muoversi di persona, prima in autostrada e poi in Prefettura, in sostegno della funzionaria, oggi divenuta assessora con deleghe alla cultura, all'università e alle pari opportunità. La risposta ufficiale del sottosegretario Ferro, sebbene non divulgata nei suoi contenuti specifici, conferma formalmente l'attenzione del governo sulla faccenda, alimentando una controversia che sembra destinata a proseguire.




