Libano sud, incendi e fosforo bianco: l’esercito israeliano allarga le operazioni mentre la diplomazia cerca una tregua

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre le diplomazie internazionali, con gli Stati Uniti in prima fila, annunciano per i primi di settembre un nuovo tentativo di negoziato per scongiurare l'escalation al confine tra Israele e Libano, sul terreno la situazione precipita di ora in ora. Nelle ultime quarantotto ore, l'aviazione e l'artiglieria israeliane hanno intensificato i raid nel Libano meridionale, colpendo non solo obiettivi militari ma anche aree agricole, uliveti e persino un raduno religioso nei pressi di Tiro, causando diversi feriti tra la popolazione civile.

L'uso di bombe al fosforo bianco, segnalato da fonti locali e ripreso dalla stampa internazionale, riporta l'attenzione sulle modalità di un conflitto che sembra aver superato ogni argine, coinvolgendo sempre più direttamente le comunità rurali di una regione già martoriata da decenni di tensione.

La denuncia di vigili del fuoco e residenti: incendi e ostacoli allo spegnimento

A dare un volto alla devastazione sono soprattutto i racconti che arrivano dalla zona di Nabatieh, dove il quotidiano britannico The Guardian ha raccolto le testimonianze di vigili del fuoco e abitanti del luogo. Secondo quanto riferito, l'esercito israeliano non si limiterebbe a bombardare le colline e i villaggi, ma appiccherebbe deliberatamente incendi alle coltivazioni e alla macchia mediterranea, per poi ostacolare attivamente le operazioni di spegnimento.

I pompieri libanesi, già in difficoltà per la carenza di mezzi e carburante, si troverebbero a operare sotto il fuoco o con i droni che sorvolano a bassa quota, impedendo di fatto l'avvicinamento ai roghi. Un quadro che gli osservatori internazionali definiscono come una tattica di pressione sistematica sulla popolazione rurale, volta a svuotare le aree di confine da ogni presenza civile, mentre le forze di terra israeliane consolidano le loro posizioni oltre la Linea Blu.

Il fosforo bianco su Ali Taher e i raid notturni nei distretti di Marjayun e Nabatiye

L'agenzia di stampa ufficiale libanese Nna ha documentato come l'artiglieria israeliana abbia fatto ricorso a munizioni al fosforo bianco nelle prime ore di questa mattina, prendendo di mira le alture di Ali Taher, una posizione strategica nel distretto di Nabatiye che domina la vallata circostante. Il bombardamento con queste bombe, il cui impiego in aree densamente popolate è vietato dal diritto internazionale per i devastanti effetti che provocano sulla pelle e sulle vie respiratorie, è solo l'ultimo episodio di una serie di attacchi che si sono susseguiti durante la notte.

Sempre secondo la Nna, i colpi di artiglieria si sono abbattuti su Wadi Hujeir, Doha, Kfar Remman e sulla fascia territoriale compresa tra Talussa e Bani Hayyan, nel distretto di Marjayun, dove si sarebbero registrati anche tiri di mitragliatrice pesante da parte dei reparti israeliani posizionati oltre il confine. Queste località, che fino a poche settimane fa rappresentavano una fascia cuscinetto relativamente tranquilla, sono ormai divenute teatro di scontri quotidiani e di una progressiva cancellazione del patrimonio agricolo e boschivo della regione.

Il drone su Tiro e l'appello dei villaggi al presidente Aoun e al premier Salam

Tra gli episodi che hanno maggiormente scosso l'opinione pubblica libanese vi è il raid condotto da un drone israeliano contro un edificio dove si stava svolgendo un raduno religioso nella città di Tiro, antica metropoli del sud. L'attacco, confermato dalla Nna, ha provocato numerosi feriti, senza che al momento sia stato reso noto il numero esatto delle vittime.

Parallelamente, nel villaggio di Zawtar al-Sharqiyah, sempre nel sud del Paese, un altro raid aereo ha centrato un edificio scolastico, in un contesto in cui le scuole sono spesso utilizzate come rifugi per gli sfollati delle zone più esposte. Il consiglio del villaggio ha lanciato un appello disperato al presidente libanese Joseph Aoun e al primo ministro Nawaf Salam, chiedendo un intervento immediato per fermare la distruzione sistematica delle abitazioni e delle infrastrutture pubbliche, in una zona che rischia di trasformarsi in una terra di nessuno.

Le autorità locali denunciano che le demolizioni e i bombardamenti non risparmiano né le case né i luoghi di culto, aggravando una crisi umanitaria che già conta decine di migliaia di sfollati interni.

La risposta di Israele e la denuncia di Beirut: tra annientamento di Hezbollah e violazione del diritto internazionale

Dal canto suo, il portavoce dell'esercito israeliano ha ribadito che le operazioni in corso sono finalizzate esclusivamente allo smantellamento delle infrastrutture militari di Hezbollah, il partito armato libanese strettamente alleato dell'Iran, che negli ultimi mesi ha moltiplicato i lanci di razzi verso il nord di Israele.

Tuttavia, la portata e le modalità dei raid – con l'impiego di munizioni al fosforo e il deliberato incendio di colture e boschi – hanno spinto il premier libanese Nawaf Salam a parlare apertamente di violazione del diritto internazionale e dei principi fondamentali che regolano i conflitti armati.

In una dichiarazione ufficiale, Salam ha sottolineato come gli attacchi israeliani colpiscano beni e infrastrutture civili, in aperta contraddizione con le norme della Convenzione di Ginevra, mentre la comunità internazionale appare spaccata tra la condanna verbale e la volontà di non interrompere i canali di dialogo.

Il governo di Beirut, già in forte difficoltà economica e politica, si trova così a dover gestire una duplice emergenza: quella militare, con il sud del Paese che brucia, e quella diplomatica, con i negoziati di Roma che per ora non hanno prodotto alcuna tregua concreta, lasciando spazio solo al rumore assordante delle esplosioni e al fumo bianco che si alza dalle colline di Nabatiye.

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