Il Libano nel mirino, 123 morti in sei giorni e un esodo di massa dai sobborghi di Beirut

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’escalation delle ostilità tra Israele e Hezbollah, inseritasi nel contesto più ampio delle operazioni militari che coinvolgono l’Iran e gli Stati Uniti, sta producendo effetti devastanti sul territorio libanese, con un tributo di vite umane che secondo il Ministero della Salute Pubblica libanese ha raggiunto quota 123 vittime in soli sei giorni, dall'inizio dell'offensiva di domenica scorsa, a cui si aggiungono 683 feriti. Le operazioni dell'Idf, lungi dal concentrarsi esclusivamente su obiettivi strategici, hanno interessato una molteplicità di aree, spaziando dal sud del Paese – dove sono state colpite località come Srifa, Aita al-Shaab, Touline, as-Sawana e Majdal Selem – fino alla valle orientale della Bekaa, nei pressi di Baalbek, e alla periferia meridionale di Beirut, un’area a forte densità abitativa nota come Dahiyeh, ritenuta una roccaforte del partito sciita.

L’intensità dei bombardamenti, che hanno preso di mira anche infrastrutture civili come l'autostrada Beirut-Damasco all'altezza del valico di Dahr al-Baidar, ha costretto centinaia di migliaia di persone a lasciare le proprie case. Fonti israeliane citate dal Jerusalem Post parlano di quasi mezzo milione di evacuati solo dalla capitale, descrivendo i quartieri un tempo pulsanti di vita come Dahiyeh trasformati in vere e proprie città fantasma, mentre le autorità libanesi e le organizzazioni umanitarie presenti sul campo, come Avsi e Arcs, lanciano l'allarme per una catastrofe umanitaria imminente, con decine di migliaia di sfollati accampati persino lungo la Corniche, il lungomare di Beirut, in cerca di un rifugio che scarseggia.

La risposta di Hezbollah e la mobilitazione dell’esercito israeliano

Sul piano militare, Hezbollah ha rivendicato una serie di attacchi in territorio israeliano, una reattività che, sebbene limitata nella portata rispetto alle passate campagne belliche, testimonia la volontà del gruppo di non rimanere inerme di fronte all'avanzata nemica. Fonti libanesi riportano come il partito armato abbia preso di mira, con razzi e missili guidati, installazioni militari e concentramenti di truppe in Alta Galilea, colpendo in particolare la base di Naftali e complessi industriali nei pressi di Acri, oltre a ingaggiare scontri a fuoco con i reparti israeliani penetrati nel sud del Libano, nei pressi del confine di Markaba. Non si ferma, intanto, la macchina da guerra israeliana, che dopo aver mobilitato decine di migliaia di riservisti ha annunciato l'inizio di una nuova fase dell'operazione, con l'obiettivo dichiarato, come ha affermato il capo di stato maggiore Eyal Zamir, di procedere allo smantellamento delle capacità militari del regime iraniano e dei suoi alleati, in un conflitto che fonti militari israeliane prevedono possa durare ancora "molti giorni".

Le operazioni nel sud e l’evacuazione preventiva dei villaggi

Parallelamente ai raid aerei, l'esercito israeliano ha intensificato le operazioni di terra nel Libano meridionale, con truppe dispiegate in diverse aree al di là della Linea Blu per quella che viene definita una "difesa avanzata" finalizzata a proteggere le comunità israeliane di confine. Questa avanzata è stata preceduta e accompagnata da un numero senza precedenti di ordini di evacuazione, che hanno riguardato oltre sessanta villaggi nel sud, spingendo la popolazione a un esodo forzato verso il nord del Paese. Le autorità libanesi, nella persona del primo ministro Nawaf Salam, hanno lanciato un appello accorato alla cosiddetta "comunità internazionale" affinché faccia pressione su Israele affinché risparmi le infrastrutture civili, mentre la missione Unifil, la forza di interposizione dell'Onu, ha iniziato a evacuare il personale non essenziale dalle proprie posizioni nel sud, dopo che due caschi blu spagnoli sono stati rimpatriati per motivi medici, segno inequivocabile di come il livello di pericolosità sia divenuto insostenibile anche per i peacekeeper.

Obiettivo Hezbollah e la continuità delle operazioni oltre il conflitto con Teheran

Nonostante la cesura rappresentata dall'offensiva congiunta israelo-americana contro l'Iarno, che ha causato oltre 1200 vittime e la morte del leader Ali Khamenei, la campagna militare contro il Libano sembra aver assunto una traiettoria propria e potenzialmente duratura. Secondo fonti vicine alla strategia militare israeliana citate da Reuters, le operazioni contro Hezbollah probabilmente proseguiranno anche dopo la conclusione della fase acuta del conflitto con Teheran, poiché l'obiettivo strategico a lungo termine è quello di rimuovere definitivamente la minaccia rappresentata dal gruppo sciita, indebolito ma ancora operativo, per garantire la sicurezza dei residenti israeliani al confine settentrionale. Una fonte libanese della sicurezza ha confermato questa lettura, sostenendo che l'intenzione israeliana sia quella di "finire Hezbollah una volta per tutte", in un contesto in cui il governo di Beirut, pur dichiarando di volersi tenere fuori dal conflitto, si trova impotente di fronte a una escalation che sta dilaniando il Paese e vanificando gli sforzi per mantenere una parvenza di stabilità interna.

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