Beirut sotto attacco, raid israeliani sui sobborghi meridionali: almeno 31 vittime

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Oltre una dozzina di esplosioni hanno scosso la capitale libanese a partire dalla notte, un’ondata di attacchi che ha preso di mira la roccaforte di Hezbollah nella periferia sud di Beirut, un’area densamente popolata e già segnata dai conflitti passati. Le testimonianze raccolte parlano di edifici avvolti dalle fiamme e di automobili sommerse dalle macerie, mentre colonne di fumo si levavano sopra i palazzi. L’operazione, rivendicata da Israele come l’inizio di una “campagna offensiva” contro il gruppo sciita, rappresenta una pericolosa estensione del conflitto innescatosi con gli attacchi all’Iran, amplificando le tensioni in un Medio Oriente ormai in fiamme.

Il ministero della Salute libanese ha diffuso un bilancio provvisorio e drammatico, che parla di almeno trentuno morti e centoquarantanove feriti, numeri destinati verosimilmente a crescere considerata la violenza dei bombardamenti. Gli aerei israeliani non hanno colpito solo la capitale, ma hanno esteso le loro incursioni anche a diverse località nel sud del Libano e nella valle della Beqa’, ordinando nel contempo l’evacuazione immediata dei residenti di una cinquantina di villaggi. Una decisione, quella di far sloggiare la popolazione civile, che ha provocato esodi di massa, con le autostrade intasate di persone in fuga verso nord, nel timore di una campagna militare che il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha già preannunciato poter durare “molti giorni”.

La scintilla che ha riacceso il fronte libanese va ricercata nella risposta di Hezbollah agli attacchi che hanno preso di mira Teheran e, in particolare, all’uccisione della guida suprema iraniana, Ali Khamenei, avvenuta nel corso dei raid del fine settimana. Il partito di Dio, fedele alleato dell’Iran, ha rivendicato il lancio di una salva di razzi e droni verso una base militare israeliana nei pressi di Haifa, motivando l’azione come un atto dovuto per il sangue versato e come difesa del Libano dalle “aggressioni ripetute” dello Stato ebraico. Una mossa che ha rotto gli equilibri precari seguiti alla tregua del novembre 2024, aprendo di fatto un secondo fronte per Israele, già impegnato in un’offensiva estesa contro l’Iran e le sue ramificazioni regionali.

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