Addio a Fernanda Contri, la prima donna alla Corte costituzionale
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Redazione Interno
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È scomparsa all’età di novant’anni, nell’ospedale di Rapallo, Fernanda Contri, figura che – con il suo percorso – ha dischiuso orizzonti inediti per le donne nelle istituzioni italiane. Nata a Ivrea ma genovese d’adozione, Contri ha saputo unire, in una carriera di straordinario spessore, il rigore della giurista alla sensibilità per le questioni sociali, lasciando un’impronta indelebile, in particolare, nel diritto di famiglia e nella tutela delle posizioni più deboli. La sua scomparsa chiude un capitolo significativo della storia giuridica e civile del Paese, segnato da quelle conquiste di giustizia e di parità che lei stessa contribuì a promuovere, anche dalle massime cariche dello Stato.
Una carriera di primati al servizio delle istituzioni
Fernanda Contri, che in gioventù fu anche campionessa provinciale di getto del peso, dimostrando uno spirito competitivo e tenace, approdò alla professione forense dopo la laurea in giurisprudenza. La sua ascesa nelle stanze del potere – quelle dove, tradizionalmente, le donne non avevano facile accesso – fu costellata di traguardi storici: divenne, infatti, la prima donna a ricoprire un incarico apicale nella segreteria generale di Palazzo Chigi, ruolo che svolse con grande competenza prima di essere nominata, nel 1996, giudice della Corte costituzionale. Con questa nomina, Contri infranse un altro muro, divenendo la prima donna a sedere tra i giudici della Consulta, un passaggio epocale per la massima corte, chiamata a garantire l’osservanza della Carta fondamentale.
L’impegno per i diritti e il ricordo di una compagna di partito
Il suo mandato in Corte costituzionale, così come la precedente esperienza come ministra per gli Affari sociali e poi come componente del Consiglio superiore della magistratura, fu sempre caratterizzato da una particolare attenzione alle tematiche sociali. La sua opera, come sottolineano molti, si concentrò con determinazione sulla difesa dei diritti fondamentali, con uno sguardo rivolto alla famiglia e, in special modo, alla protezione dei minori, ambiti nei quali seppe introdurre innovazioni giuridiche profonde. Di questo impegno, e del suo percorso di militanza nel Partito Socialista Italiano, conserva memoria Arcangelo Merella, il quale ha voluto ricordare come Contri abbia contribuito, con altre figure illuminate, a promuovere la giustizia sociale e l’emancipazione femminile, rappresentando un pezzo importante della storia socialista ligure e nazionale.
Il lascito di una pioniera del diritto
La scomparsa di Fernanda Contri priva dunque l’Italia non solo di una giurista di alto profilo, ma di una vera pioniera che, con il suo lavoro instancabile, ha ampliato i confini del possibile per le generazioni successive. Il suo esempio – che univa la preparazione tecnica alla passione civile – resta un punto di riferimento per chiunque operi nel campo del diritto e delle istituzioni, dimostrando come l’accesso ai ruoli di responsabilità, quando basato sul merito, possa arricchire la qualità della democrazia e della sua giurisprudenza. La sua eredità, quella di una donna che seppe essere prima in molti campi senza mai dimenticare i principi di equità e di tutela che ne guidarono l’azione, rimane intatta e vitale.




