Mps, il cda rinnova la piena fiducia all’ad Luigi Lovaglio nonostante l’inchiesta
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha espresso, all’unanimità, un voto di piena fiducia a favore dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, confermandone i requisiti di correttezza previsti dalla normativa bancaria. La decisione, che giunge al termine di una riunione del board protrattasi per oltre tre ore e definita come “una approfondita istruttoria”, rappresenta un sostegno inequivocabile al banchiere, il cui nome figura tra quelli indagati dalla procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata a Mediobanca. Il via libera, sottolineato in una nota ufficiale, è stato formulato dal cda presieduto da Nicola Maione non solo in aderenza alle disposizioni del decreto ministeriale 169 del 2020, ma anche agli orientamenti della Banca Centrale Europea in materia di esponenti bancari, rimarcando in tal modo la continuità operativa alla guida dell’istituto senese.
I presupposti normativi del voto di fiducia
La conferma dei requisiti di correttezza, elementi fondamentali per ricoprire incarichi apicali nel settore creditizio, è stata esplicitamente riferita agli articoli 4 e 5 del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, i quali disciplinano in maniera stringente i criteri di onorabilità e professionalità. L’aver fatto appunto a questa cornice regolamentare, insieme alle linee guida della Bce, non costituisce un mero adempimento formale, bensì un passaggio sostanziale attraverso il quale il consiglio ha valutato la posizione dell’ad, bilanciando le esigenze di stabilità della banca, che pure è alle prese con un complesso piano di riassetto dopo il recente aumento di capitale, con le vicende giudiziarie che lo coinvolgono. La procedura, per quanto interna, assume dunque un rilievo tecnico e di compliance non trascurabile, poiché tocca i profili di vigilanza e di reputazione dell’ente.
Il contesto dell’indagine e la posizione della banca
L’inchiesta della procura milanese, nella quale Lovaglio è iscritto nel registro degli indagati, verte sulle dinamiche che hanno caratterizzato l’accumulo di una quota significativa del capitale di Mediobanca, un dossier delicato che ha attirato l’attenzione delle autorità giudiziarie per possibili profili di illecito. La banca, dal canto suo, ha scelto di non entrare nel merito delle accuse, limitandosi a ribadire la fiducia nell’operato del proprio amministratore delegato, una scelta che mira a scongiurare incertezze sui mercati e a garantire la necessaria stabilità gestionale. È una linea, questa, che evita di anticipare qualsiasi valutazione su sviluppi futuri delle indagini, concentrandosi invece sull’attuale mandato e sulla conduzione della società, la cui quotazione in Borsa è sensibile a notizie di carattere giudiziario.
Le implicazioni per la governance e la prosecuzione del mandato
Con questo atto, il cda di Mps ha di fatto separato il percorso istituzionale di Lovaglio alla guida della banca dal suo personale iter giudiziario, nel rispetto del principio della presunzione di non colpevolezza, fino a eventuali e successive determinazioni dell’autorità giudiziaria. La decisione unanime del board, peraltro, taglia corto rispetto a eventuali speculazioni su una possibile fragilità della leadership, almeno nel breve periodo, assicurando quella continuità strategica che l’istituto considera prioritaria. Rimane sullo sfondo, ineludibile, il monitoraggio delle indagini penali, le quali, come accaduto in altri casi di cronaca giudiziaria legata al mondo della finanza, potranno influenzare gli assetti solo in presenza di sviluppi procedurali di maggiore concretezza.
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