Autobomba a Mosca, ucciso un alto ufficiale responsabile dei rifornimenti bellici
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Redazione Esteri
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Un boato sordo, appena le prime luci dell'alba si facevano strada tra i palazzoni anonimi della periferia est, ha spezzato il silenzio del quartiere Aviatorov. È accaduto martedì 9 giugno, intorno alle 5:30 ora locale: una BMW X3, mentre transitava lungo via Koldunova a Balashikha – la cittadella satellite a circa dieci chilometri dal Cremlino –, è stata letteralmente squarciata da un ordigno.
L’esplosione, la cui violenza ha scaraventato l’auto contro altri veicoli in sosta, ha avvolto immediatamente il mezzo in fiamme, trascinando l’autista fuori dall’abitacolo sotto gli occhi di alcuni residenti prima che questi soccombesse alle ferite riportate.
Un ordigno mirato sotto il sedile del conducente
Gli inquirenti del Comitato investigativo russo, giunti tempestivamente sul posto, hanno confermato la natura dolosa dell’accaduto, parlando chiaramente di attentato. Secondo le prime ricostruzioni, l’ordigno – la cui potenza è stata stimata tra i 300 e i 400 grammi di equivalente TNT – non era posizionato a caso, bensì collocato strategicamente sotto il sedile del guidatore. Un dettaglio, quest’ultimo, che lascia pochi dubbi sulla volontà di colpire specificamente il conducente.
La dinamica, d’altronde, riporta alla mente scenari operativi già visti in passato nella capitale russa, dove l’uso di autobombe è diventato una triste firma di alcune operazioni ad alto rischio. Le autorità locali hanno avviato un procedimento penale e, sebbene le indagini siano ancora in una fase preliminare, gli esperti forensi stanno setacciando l’area alla ricerca di frammenti del congeglio e tracce di esplosivo.
L’identità della vittima e il quartiere militare
Se le autorità ufficiali si sono inizialmente limitate a confermare il decesso di un uomo di cui non veniva rivelata l’identità, le fonti giornalistiche indipendenti e i canali Telegram russi non hanno tardato a fornire un nome e un volto alla vittima. Si tratterebbe di Damir Davydov, un ufficiale di alto rango – alcune testate lo indicano come colonnello o generale – che ricopriva l’incarico di capo del dipartimento missili e artiglieria all’interno della direzione principale missilistica e artiglieria (GRAU) del ministero della Difesa russo.
In sostanza, Davydov era l’uomo incaricato di garantire i rifornimenti bellici alle truppe russe, un ruolo logistico di primaria importanza nel conflitto. Il luogo scelto per l’agguato, il quartiere Aviatorov, non è certo un dettaglio trascurabile: si tratta di un’area residenziale storicamente dedicata al personale militare, dove gli alloggi vengono assegnati dal ministero della Difesa a veterani, ufficiali in pensione o parenti di questi ultimi.
Una sorta di ghetto dorato per le alte sfere dell’esercito, dove la sorveglianza è forse percepita come meno oppressiva che nel centro di Mosca, ma dove i bersagli sono ugualmente a portata di mano.
Un precedente inquietante a poche centinaia di metri
La memoria degli abitanti di Balashikha è ancora fresca. A meno di un chilometro di distanza dal luogo dell’esplosione di ieri, nell’aprile del 2025, un’altra autobomba aveva ucciso il tenente generale Yaroslav Moskalik. Anche in quel caso l’obiettivo era un alto ufficiale in servizio, vice capo della direzione operativa principale dello stato maggiore.
La somiglianza delle due dinamiche – ordigno sotto l’auto in transito, vittime di alto profilo legate alla macchina bellica, quartiere militare – dipinge uno scenario chiaro che gli investigatori russi non possono ignorare. Per il momento, nessuna rivendicazione è stata ufficialmente diffusa, e il Cremlino mantiene un rigoroso silenzio sui dettagli investigativi.
Tuttavia, la fuga di notizie sui media indipendenti russi, che hanno identificato la vittima e la sua posizione precisa nell’apparato della difesa, trasforma questo episodio non solo in un fatto di cronaca nera, ma in un preciso segnale strategico lanciato nel cuore della macchina militare russa.




