La guerra nel Golfo continua a pesare sull’aviazione, molti voli cancellati a Malpensa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A nove giorni dall’inizio dell’offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, e dalla conseguente risposta missilistica di Teherano che ha coinvolto obiettivi in diversi Paesi del Golfo, l’impatto sul traffico aereo civile verso il Medio Oriente rimane profondo e strutturale. Lo scalo intercontinentale di Milano Malpensa, che rappresenta la principale porta aerea italiana per i flussi verso la penisola arabica, registra una flessione significativa dei collegamenti: salvo voli dedicati al rimpatrio di cittadini italiani e di altri Paesi europei – come quelli che nei giorni scorsi hanno riportato a casa oltre duecento studenti rimasti bloccati a Dubai e Abu Dhabi -1-5 – le rotte verso hub strategici quali Dubai, Abu Dhabi, Doha, Manama e Kuwait City sono di fatto sospese o operano in regime di ridottissima attività. Una contrazione, questa, che non rappresenta un episodio isolato ma si inserisce in un quadro ben più ampio di chiusura pressoché totale delle relazioni aeree con la sponda orientale del Mediterraneo e l’intera regione del Golfo.

Le motivazioni alla base di questa paralisi dei collegamenti vanno ricercate nella decisione, presa dalle principali compagnie aeree europee e internazionali, di non utilizzare spazi aerei divenuti impraticabili a causa delle ostilità. L’amministrazione Trump, tornata alla guida della Casa Bianca, ha mantenuto una linea di massima pressione su Teheran, e la situazione sul campo vede la chiusura prolungata degli spazi aerei di Israele, Iran, Iraq, Libano, Giordania e di alcuni Stati del Golfo. Swiss International Air Lines, per esempio, ha prolungato la sospensione dei propri voli su Tel Aviv e Dubai, una decisione maturata progressivamente a partire dagli ultimi giorni di febbraio quando, il 28, erano stati cancellati i collegamenti per la capitale israeliana; nei giorni immediatamente successivi lo stop era stato esteso più volte fino a coinvolgere in pieno anche la destinazione emiratina, con una serie di proroghe che hanno reso evidente la mancanza di condizioni di sicurezza minime per la navigazione.

Nel frattempo, l’economia reale comincia a fare i conti con le ripercussioni indirette del conflitto. Il mondo dell’ospitalità, in particolare, osserva con crescente apprensione l’evolversi degli eventi: i rincari delle materie prime e del carburante, già previsti dagli analisti a seguito delle tensioni nello Stretto di Hormuz, rappresentano una variabile critica per settori come quello alberghiero. Klaus Berger, presidente dell’Unione albergatori e pubblici esercenti dell’Alto Adige, ha sottolineato come le conseguenze sul costo dei pernottamenti diventeranno inevitabili, sebbene per il ponte di Pasqua, nonostante il caos nei cieli, non si registrino ancora grandi disdette. Un cauto ottimismo che, però, non cancella la preoccupazione per l’autunno, quando le bollette energetiche e l’inflazione importata rischiano di erodere il potere d’acquisto delle famiglie e, di riflesso, la propensione al viaggio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.