Parigi-Roubaix 2026, il giorno dei guai: foratura per Pogacar, poi Van der Poel a piedi nella foresta di Arenberg
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Redazione Sport
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La 123esima edizione dell’Inferno del Nord, quella che avrebbe dovuto consacrare definitivamente il poker di Mathieu van der Poel o l’ingresso di Tadej Pogacar nell’olimpo dei vincitori dei cinque Monumenti, si è trasformata in un susseguirsi di imprevisti meccanici e rimonte furibonde lungo i settori di pavé che punteggiano il percorso tra Compiègne e il mitico Velodromo di Roubaix. La corsa, seguita in diretta streaming e in tv dagli appassionati di tutto il mondo, ha vissuto il suo primo colpo di scena quando mancavano circa 120 chilometri al traguardo: Tadej Pogacar, il fuoriclasse sloveno che insegue il suo primo successo in questa classica, ha dovuto fare i conti con una foratura alla ruota anteriore. L’incidente è avvenuto durante il settore in pavé numero 22, un tratto di difficoltà tre stelle situato tra Quérénaing e Maing, gettando nello scompenso la sua squadra, la UAE Emirates.
L’episodio, che avrebbe potuto compromettere la rimonta dello sloveno, ha invece innescato una reazione immediata del gruppo. Senza l’ausilio dei propri gregari, che hanno prudentemente rallentato il ritmo per attendere il loro capitano, Pogacar ha iniziato una caccia serrata che lo ha visto ridurre progressivamente il divario. A ridosso dell’ingresso nella mitica Foresta di Arenberg, il campione del mondo ha operato un parziale miracolo sportivo, dimezzando il suo svantaggio dalla testa della corsa; prima di varcare la soglia del bosco, il cronometro segnava un ritardo di soli 24 secondi, destinati ad azzerarsi nei chilometri successivi quando lo sloveno è riuscito a rientrare nel gruppo principale sfruttando la scia dei compagni della Visma-Lease a Bike.
Il disastro di Van der Poel nella leggendaria foresta
Se la foratura di Pogacar aveva acceso gli animi a 120 km dall’arrivo, la vera débâcle è arrivata quando la corsa si è inoltrata nella Foresta di Arenberg, il settore più iconico e temuto della Parigi-Roubaix. Proprio mentre il gruppo si riorganizzava, il destino ha giocato un brutto scherzo a Mathieu van der Poel, vincitore delle ultime tre edizioni e grandissimo favorito della vigilia. L’olandese, che punta a diventare il primo uomo della storia a vincere quattro edizioni consecutive in sella alla sua Canyon, è stato costretto a scendere dalla bicicletta a causa di una doppia foratura, ritrovandosi improvvisamente a piedi sul pavé.
Il momento di crisi per il campione olandese è stato aggravato da una serie di circostanze sfortunate: dopo essere stato soccorso inizialmente dal compagno di squadra Jasper Philipsen, a cui ha preso la bici, Van der Poel ha dovuto nuovamente fermarsi a bordo strada. Furibondo, è stato visto percorrere a piedi un tratto del settore in senso inverso per raggiungere un altro gregario, Tibor Del Grosso, che gli ha sostituito la ruota. Non contento, un’ulteriore foratura lo ha costretto a un cambio di bici immediatamente prima dell’uscita dal settore boschivo, facendogli accumulare un ritardo abissale di oltre due minuti dalla testa della corsa.
Rimonta furibonda e nuovo equilibrio a 50 km dall’arrivo
Contrariamente a ogni pronostico che dava il vincitore della Roubaix per spacciato dopo un contrattempo del genere, la reazione di Mathieu van der Poel è stata di quelle che restano nella leggenda del ciclismo. L’olandese ha imbroccato una rimonta solitaria impressionante, sfruttando la sua potenza devastante per recuperare terreno metro dopo metro. Nel giro di pochi chilometri, mentre la corsa si avvicinava ai settori decisivi di Mons-en-Pevele, Van der Poel ha ricucito quasi interamente il divario, rientrando in un gruppetto di inseguitori di primissimo piano dove figurava anche l’azzurro Filippo Ganna.
Il forcing dell’alfiere della Alpecin-Deceuninck ha rimesso in discussione gli equilibri della gara. Quando mancano circa 50 chilometri al traguardo, la situazione è tornata incredibilmente in bilico: il gruppetto di testa, dove spiccano Pogacar e Wout van Aert, ha ora Van der Poel a soli 25 secondi. La volata finale, che si preannunciava come un duello a due dopo le rispettive disavventure, si è trasformata in un inseguimento a tre, con l’Italia rappresentata da Filippo Ganna, il quale continua a macinare metri nella speranza di rientrare sulla testa della corsa prima del velodromo.
La tattica delle squadre e il rientro degli italiani
Nelle fasi immediatamente precedenti l’ingresso nella foresta, la tattica era stata dettata dalla formazione UAE Emirates, che aveva messo sotto pressione il gruppo per permettere il recupero di Pogacar. Una volta rientrato, lo sloveno si è riportato immediatamente nelle primissime posizioni, scortato dal compagno Florian Vermeersch che detta il ritmo per evitare ulteriori sorprese. La situazione, però, resta fluida e pericolosa, con il vento che gioca un ruolo determinante sui tratti aperti del nord della Francia.
Per quanto riguarda gli altri italiani in gara, oltre a Ganna – che dopo un momento di difficoltà meccanica iniziale ha trovato il ritmo giusto per riagganciare le posizioni di vertice – la corsa ha visto diverse defezioni illustri. Il ritmo indiavolato imposto dalle grandi squadre ha selezionato duramente il plotone, lasciando sul posto molti velocisti puri e corridori meno abituati al pavé. L’attenzione ora è tutta concentrata sul tratto di Mons-en-Pévèle, il settore a cinque stelle che potrebbe rappresentare l’ultimo vero banco di prova prima del rush finale verso il Velodromo, dove la storia della Parigi-Roubaix è pronta a scrivere un nuovo, imprevedibile capitolo.




