Parigi-Roubaix, la foratura che ferma Pogacar e la rimonta nel settore 20
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Redazione Sport
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Ci si stava avvicinando a quella che, per definizione e tradizione, rappresenta l’antipasto dell’Inferno, ovvero la Foresta di Arenberg, quando il meccanismo perfetto della UAE Emirates ha mostrato la sua prima, evidente crepa. A 120 chilometri dal traguardo, posto nel celebre Velodromo di Roubaix, il leader della corsa – nonché campione del mondo in carica – Tadej Pogacar ha dovuto fare i conti con un imprevisto tanto banale quanto, sulla carta, devastante: una foratura alla ruota anteriore. L’episodio, avvenuto durante il settore numero 22 (il tratto di pavé a tre stelle da Quérénaing a Maing), ha subito riaperto il dibattito, acceso nei giorni precedenti, riguardo la scelta degli pneumatici speciali messi a punto per domare le pietre del Nord. Mentre il gruppo, spinto dall’Alpecin-Deceuninck, alzava vertiginosamente il ritmo per non far rientrare lo sloveno, la frazione di vantaggio del battistrada Mathieu van der Poel è lievitata fino a toccare quota 40 secondi, gettando nello sconforto i suoi gregari.
La rimonta silenziosa e il ritorno in scia
A differenza di quanto si sarebbe potuto temere nei momenti immediatamente successivi alla sosta forzata, l’inerzia della gara non si è però cristallizzata su questo scenario pessimistico. Pogacar, ricevuta probabilmente una bicicletta dal servizio neutrale Shimano, non ha atteso l’arrivo della propria ammiraglia per ripartire a tutta forza, dimostrando una volta di più quella capacità di lettura della corsa che lo contraddistingue. L’inseguimento, condotto con l’aiuto determinante dei fedelissimi della sua scuderia (i quali hanno deliberatamente rallentato l’andatura del plotone per attendere il loro capitano), ha gradualmente ridotto il gap. Così, entrando nel settore 20 di Haveluy à Wallers – uno dei tratti più iconici del percorso – il distacco si era già sensibilmente assottigliato: dai 40 secondi si è passati a soli 24, per poi dimezzarsi ulteriormente a 16 una volta raggiunto il cuore della foresta.
Il forcing di Van der Poel e la riorganizzazione
Mentre Pogacar consumava le suole delle scarpe per rientrare, l’olandese Van der Poel – vincitore delle ultime tre edizioni e ormai habitué di queste atmosfere – non sembrava però intenzionato a concedere tregua. Il portavoce della Alpecin ha anzi alzato ulteriormente il ritmo nei tratti più sconnessi, cercando di approfittare del momento di debolezza altrui. È in questa fase di grande tensione tattica che si è registrato un altro movimento significativo: il rientro di Filippo Ganna nelle primissime posizioni del gruppo. L’italiano, dopo un avvio prudente, ha iniziato a macinare metri preziosi, riagganciando quella testa della corsa che, senza l’accordo tra i vari pretendenti alla vittoria, stava procedendo a strappi. La mancanza di una collaborazione solida nel gruppetto dei migliori ha infatti giocato a favore del rientrante sloveno.
L’aggancio a 98 km dal traguardo
L’epilogo di questa prima, grande disamina tecnica si è consumato quando mancavano 98 chilometri alla conclusione. Proprio mentre il plotone si stava riorganizzando per imboccare il settore della Foresta di Arenberg – il tratto a cinque stelle per eccellenza, dove le gare spesso si spezzano definitivamente – la maglia iridata ha ufficialmente ricucito lo strappo. L’aggancio è avvenuto grazie anche al lavoro certosino di Florian Vermeersch, che si è messo letteralmente al servizio del suo leader per riportarlo nella scia di Van der Poel. Da quel momento, la fisionomia della corsa è radicalmente cambiata: la foratura, che fino a pochi chilometri prima sembrava una condanna, si è trasformata in una mera parentesi, restituendo allo spettatore il duello annunciato fin dalla partenza di Compiègne.




