Parigi-Roubaix 2026, il settore “raro” di Briastre e la sfida di Pogacar tra i pavé del Nord
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Redazione Sport
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A pochi giorni dalla 123ª edizione della Parigi-Roubaix, in programma domenica 12 aprile, l’attenzione degli addetti ai lavori si è spostata su un tratto di strada apparentemente secondario, ma che potrebbe rivelarsi il vero spartiacque della corsa. Ci si riferisce al settore di Briastre, un segmento di pavé che, pur non vantando la storicità della celebre Trouée d’Arenberg, è stato inserito nel percorso con l’intenzione precisa di innescare una selezione immediata, ben prima dei tradizionali momenti cruciali. Nel corso della ricognizione ufficiale guidata dal direttore di gara Thierry Gouvenou, sono emerse due variabili decisive: le condizioni meteo, sempre imprevedibili in questa regione, e lo stato di conservazione delle pietre, che in alcuni tratti come Haveluy ha richiesto persino interventi manuali per essere sistemato.
Un tratto anomalo che diventa subito decisivo
Briastre non è una novità assoluta, avendo fatto capolino in alcune edizioni tra il 2017 e il 2024, ma la sua collocazione nella prima parte della gara lo rende un’insidia rara e per questo ancora più pericolosa. Si compone di un primo allungo di circa 3 chilometri (Sector 27) e di una rampa finale di 800 metri in leggera salita (Sector 26), una conformazione che secondo Gouvenou equivale a una pendenza del 5-6% sull’asfalto, ma con un dispendio energetico devastante a causa dell’attrito dei sampietrini. Qui, come ha sottolineato lo stesso direttore di gara in un’intervista a *L’Equipe*, le squadre “possono correre come bestie”, aumentando il ritmo in modo brutale per mettere in difficoltà gli avversari già dopo i primi 100 chilometri. Questo settore, lo si ricordi, è anche un luogo simbolico carico di memoria: una stele lungo il percorso ricorda il ciclista belga Michael Goolaerts, tragicamente scomparso qui nel 2018, un episodio che aggiunge una dimensione emotiva a un passaggio già estremamente duro.
La macchina organizzativa e i 258 chilometri di fatica
La partenza della corsa è stata confermata come di consueto da Compiègne, con il quartier generale allestito presso lo storico castello cittadino, da dove i corridori affronteranno un totale di 258,3 chilometri. Il percorso della “Regina” è stato studiato per offrire fin da subito un’alta densità di ostacoli: i primi quattro tratti di pavé si susseguono con pochissimo asfalto intermedio, concentrando oltre 11 chilometri di pietra nei primi 19 chilometri di corsa. Con i suoi 30 settori ufficiali per un totale di 54,8 chilometri di pavé, l’edizione 2026 mantiene intatta la sua fama di inferno del Nord, dove ogni vibrazione può costare cara. La presenza in gara di Tadej Pogacar, che ha già vinto Milano-Sanremo e Giro delle Fiandre in questa prima parte di stagione, accende i riflettori sulla sua personale caccia al completamento della collezione di monumenti.
La UAE Emirates al gran completo per proteggere il capitano
La UAE Team Emirates XRG ha diramato la selezione ufficiale dei sette uomini che proteggeranno il loro fuoriclasse, nonostante i numerosi infortuni che hanno colpito la rosa in questi mesi. Al fianco di Pogacar, l’uomo di punta è Florian Vermeersch, il belga che nel 2021 salì sul podio alle spalle di Sonny Colbrelli e Mathieu van der Poel e che sembra aver ritrovato le gambe giuste per reggere l’urto delle pietre. Completano la squadra Nils Politt, già secondo nel 2019 e quarto nel 2024, oltre a Mikkel Berg, Sebastián Molano, António Morgado e Rui Oliveira, tutti pronti a consumare le loro energie nelle fasi convulse dei primi tratti. Lo stesso Pogacar, commentando le sue ambizioni, ha ammesso senza troppi giri di parole che l’Inferno del Nord rappresenta uno degli obiettivi principali di questa fase dell’anno, ma ha anche lasciato intendere che la pressione è bassa e che intende godersi la sfida, forte di una condizione fisica che finora gli ha regalato solo soddisfazioni.




