La guerra dei droni trasforma il conflitto in Ucraina: dalla normalità alla crisi produttiva

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Quella che, solo otto mesi dopo l’invasione, sembrava un’operazione eccezionale – il lancio di 43 droni kamikaze di fabbricazione iraniana su Kiev, il 17 ottobre 2022, che causò la morte di quattro persone – è ormai diventata la normalità. Un’evoluzione che, se da un lato conferma l’adattamento della strategia militare russa, dall’altro svela una trasformazione profonda nell’arte della guerra.

L'adattamento e la produzione intensiva della Russia

Il Cremlino, dopo una fase iniziale in cui questi velivoli erano pressoché assenti dal proprio arsenale, ha compreso la loro letale efficacia, molto più redditizia se paragonata al costo proibitivo dei missili balistici tradizionali. Una consapevolezza che ha spinto Mosca a orientare massicciamente la propria industria bellica verso una produzione intensiva di droni, al punto che oggi la media del loro impiego quotidiano ha raggiunto la cifra impressionante di 194 unità.

I numeri di un'escalsation senza precedenti

Questa escalation è direttamente legata a un incremento produttivo senza precedenti. Le stime, come emerso nell’approfondimento "Numeri" di Sky TG24 lo scorso 23 settembre, indicano che entro il 2026 la Russia potrebbe arrivare a costruire fino a cinquemila droni al mese. Un dato che, da solo, spiega la pressione costante a cui sono sottoposte le difese ucraine e che trasforma questi strumenti nel simbolo più crudele di un conflitto sempre più tecnologico e spietato.

Le prime crepe nel sistema industriale russo

Tuttavia, questa corsa agli armamenti inizia a mostrare i primi segni di cedimento all’interno dello stesso sistema industriale russo. Un’inchiesta del quotidiano di opposizione Novaya Gazeta ha rilevato, per la prima volta dall’inizio delle ostilità, un calo dei salari nel settore della difesa. Un sintomo chiaro di come la spinta espansiva degli ultimi due anni stia rallentando, mettendo a nudo le difficoltà economiche di un apparato produttivo saturo e sotto stress.

Uno scenario che va oltre l'Ucraina

La portata del fenomeno, d’altronde, travalica ormai i confini del teatro ucraino. Gli sconfinamenti in Polonia e Romania, le violazioni degli spazi aerei in Estonia, Norvegia e Danimarca, culminati nei recenti episodi agli aeroporti di Copenaghen e Oslo, dimostrano come i droni vengano utilizzati anche per saggiare e testare le difese occidentali. Una strategia di disturbo e provocazione che affonda le sue radici in un cambio di paradigma le cui origini risalgono all’Afghanistan del febbraio 2002, quando un drone Predator statunitense venne imp

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