Allegri smonta i tabù tattici: “Non conta il modulo, serve il fare propositivo”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   MILANO – La sconfitta di Pasquetta al Maradona, quella che ha consegnato il secondo posto al Napoli allontanando ulteriormente l’Inter capolista, poteva lasciare il segno più come batosta psicologica che come semplice danno classifica. E invece, nel silenzio quasi irreale di Milanello – dove il vento della pianura lombarda mescola le voci dei pochi tifosi accorsi con il rumore dei motori dei pulmini dei giocatori – Massimiliano Allegri ha scelto la via della lucidità quasi chirurgica per archiviare il ko. Alla vigilia del match con l’Udinese, in programma domani alle 18 a San Siro per la trentaduesima giornata di Serie A Enilive, il tecnico rossonero ha ribaltato qualsiasi lettura affrettata che vorrebbe la sua squadra in balia degli eventi. Se da fuori si cercava una reazione muscolare o un’ammissione di colpa per l’attacco che non segna, Allegri ha invece risposto con una lezione di pragmatismo: il problema non è chi sta in campo, ma come ci si va.

Allegri, visibilmente consapevole del momento delicato ma mai remissivo, ha liquidato le chiacchiere da bar sull’assetto tattico con una frase che suona quasi come un manifesto filosofico. “Che si giochi con sei punte, con otto, con una o con nessuna – ha scandito – non conta nulla. Conta giocare le partite con fare propositivo”. Una dichiarazione che, letta tra le righe, è una stilettata a chi ha crocifisso il suo 3-5-2 definendolo troppo prudente. L’allenatore non ha citato esplicitamente i detrattori, ma ha difeso la produzione offensiva della sua squadra ricordando che “anche a Napoli abbiamo avuto le nostre occasioni” e che il risultato, spesso, travisa il giudizio sulla prestazione: “Se avessimo pareggiato o vinto – ha aggiunto – non è che la prestazione sarebbe stata migliore. Gli errori commessi sarebbero stati gli stessi”.

L’infermeria si svuota, ma le certezze sono ancora in costruzione

A rendere meno drammatico il post-Napoli è il bollettino medico, finalmente positivo dopo mesi di calvario. Allegri ha annunciato di avere l’intera rosa a disposizione, compreso Matteo Gabbia – che non è ancora al cento per cento ma sarà comunque convocato – e Ruben Loftus-Cheek, recuperato appieno. Un lusso che il tecnico non si concedeva da tempo, tanto che ha parlato apertamente di “possibilità di fare qualche cambio per portare energie mentali fresche”. E proprio sull’aspetto mentale il livornese ha insistito: “I primi due giorni dopo il Maradona sono stati difficili, è normale. Perdi il secondo posto e vedi l’Inter a +9... Poi però bisogna virare sull’obiettivo”. Quell’obiettivo, il faro che guida le prossime sette partite, si chiama qualificazione alla prossima Champions League. Con un vantaggio di sei punti sul quinto posto -7, il margine esiste ma non è abbastanza per distrarsi.

Il tema più spinoso, quello che infiamma le radio e i fantacalcisti, resta l’efficacia sotto porta. Pulisic e Leao, nonostante gli stop fisici che ne hanno minato la continuità, hanno comunque firmato reti pesanti in stagione. Gimenez sta rientrando dopo sei mesi di stop, e Allegri ha ammesso che “è fisiologico un calo mentale e fisico” in questo frangente. Fullkrug, arrivato a gennaio, si sta adattando a un campionato nuovo. “Fino alla fine deve rimanere un ambiente positivo – ha tagliato corto il mister – perché la qualità di Leao, Nkunku, Gimenez, Pulisic, Fullkrug e Saelemaekers è alta”.

L’Udinese, l’orario e la fisicità: le insidie dietro l’angolo

Se la teoria del modulo è relativa, la pratica dell’avversario è invece un dato concreto e preoccupante. L’Udinese che si presenterà a San Siro non è la classica vittima sacrificale di metà aprile. Allegri l’ha descritta con un realismo quasi brutale: “È una squadra fisica, che ti riparte addosso e tiene il campo in maniera devastante”. Un identikit che evoca le difficoltà incontrate dal Milan contro formazioni arcigne e chiuse, dove la manovra rossonera si è spesso arenata sugli scogli della densità difensiva. Inoltre, l’orario delle 18 – un dettaglio che sembra marginale ma non lo è – giocherà un ruolo non secondario. “Con la temperatura diversa rispetto a venti giorni fa – ha spiegato Allegri – ci sarà meno ritmo. Siamo a fine stagione, e il risultato diventa più importante che mai”.

A complicare i piani di chi sperava in un tridente d’assalto (con Pulisic e Leao ai lati di Gimenez) arriva la prudenza del tecnico. Se in allenamento sono state viste prove di 4-3-3 -10, Allegri ha smorzato gli entusiasmi: “Si parla di questi cambiamenti, ma non è solo una questione di moduli, sarebbe troppo facile. La differenza è se gioca Tomori o un altro, non se giochiamo con un attaccante in più o in meno”. Una chiusura netta che lascia intendere come, domani, la priorità non sarà stupire ma blindare la difesa e conquistare quei tre punti che mancano da troppo tempo per sentirsi davvero al sicuro in zona Champions.

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