La Corte dei conti dice no al ginecologo di Schillaci: “Non ha i requisiti”
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Redazione Interno
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Il consiglio di presidenza della Corte dei conti, riunitosi nelle scorse ore, ha espresso parere negativo sulla nomina di Marco Mattei a consigliere dell’organo di garanzia contabile. La richiesta di valutazione, come noto, era stata inoltrata dall’Associazione magistrati della Corte dei conti, la quale aveva sollecitato l’organo di autogoverno – presieduto da Guido Carlino e composto da membri togati e laici – a verificare il possesso dei requisiti normativi da parte del candidato. E la risposta, arrivata ieri, è stata una netta bocciatura per il medico, che attualmente ricopre l’incarico di capo di gabinetto del ministro della Salute, Orazio Schillaci.
Un profilo “incompatibile” con la toga
La motivazione alla base del parere sfavorevole, che allo stato attuale non è vincolante per il governo ma che rappresenta un ostacolo procedurale di notevole peso, risiede nella sostanziale incompatibilità tra il curriculum del dottor Mattei e le funzioni proprie della magistratura contabile. Mattei, di professione ginecologo, vanta una carriera politica nella destra laziale – è stato sindaco di Albano Laziale ed ex assessore regionale nella giunta Polverini – ma, secondo quanto emerso durante la riunione, non possiederebbe le competenze giuridiche o economico-finanziarie necessarie per svolgere il lavoro di un giudice che si occupa di bilanci pubblici e danni erariali. La sua vicinanza all’inner circle di Fratelli d’Italia, inclusa la leader Giorgia Meloni, non è bastata a scongiurare il giudizio negativo dell’organo tecnico.
La rivolta silenziosa delle toghe contabili
Non si tratta di un episodio estemporaneo, bensì del culmine di una tensione covata per settimane negli ambienti giudiziari. A monte di questa decisione, infatti, c’è stata una vera e propria levata di scudi da parte dei pm e dei giudici contabili, i quali avevano già inviato una lettera al presidente Carlino per chiedere lumi sulla designazione. Nella missiva, firmata dal presidente dell’associazione di categoria Donato Centrone, si sottolineava con una certa durezza l’assurdità di nominare un medico – peraltro con una specializzazione in ambito clinico – per ricoprire un seggio che richiede una ferrea preparazione in diritto amministrativo o in scienze economiche. Il tema della nomina, sollevato in Parlamento dalle opposizioni, aveva già acceso i riflettori su quella che molti definiscono una pratica di “amichettismo” istituzionale.
Un caso che rianima vecchie accuse
Il parere odierno riaccende inevitabilmente i riflettori su un modus operandi che non è nuovo all’esecutivo. In passato, come documentato dai verbali delle aule parlamentari, era già accaduto con la designazione di un altro capo di gabinetto, Raffaele Borriello (nominato da Francesco Lollobrigida), il quale fu velocemente spostato dalla poltrona di magistrato contabile per tornare a fare il funzionario ministeriale. In questo contesto, la figura di Mattei – il cui nome era emerso in diverse inchieste, seppur senza conseguenze penali dirette a suo carico – diventa il simbolo di una certa continuità amministrativa tipica della destra italiana, laddove la riconoscenza politica sembra prevalere sulla competenza tecnica. Ora il governo, che tecnicamente potrebbe anche procedere alla nomina ignorando il parere della Corte, si trova di fronte a un bivio di non poco conto.
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