Medici di base, la riforma del ministro Schillaci
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Redazione Salute
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Nel settembre 2021, le regioni italiane diffondevano un documento sulla riforma della medicina territoriale, ipotizzando quattro soluzioni e propendendo per la quarta, il cosiddetto "Doppio canale": Dipendenza e Accreditamento, da realizzare con una sostanziale modifica dell'ACN. Da una settimana, dopo la diffusione dei contenuti previsti dalla bozza di DDL elaborata dal Ministero della Salute e dalle Regioni, che sposa l'ipotesi del doppio canale, è divampato il dibattito tra organizzazioni sindacali, opinion leader e sui social, pur con informazioni frammentarie e scarsi dettagli sui contenuti di una riforma che si annuncia epocale.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha proposto una serie di cambiamenti che includono la centralità del modello delle Case di comunità, la trasformazione dei medici di famiglia in dipendenti del servizio sanitario nazionale e modifiche nella formazione dei giovani medici del territorio, nella direzione della specializzazione. Tuttavia, queste proposte sono considerate sbagliate da chi è in prima linea nell'assistenza sanitaria primaria e dagli stessi cittadini.
La riforma prevede lo spostamento dei medici di base nelle circa 1.400 case di comunità, che devono essere realizzate grazie a 7 miliardi finanziati dal Pnrr. Questo cambiamento comporterebbe non pochi stravolgimenti dal punto di vista previdenziale e ripercussioni per l'Enpam, ente dei medici e odontoiatri, che potrebbero di riflesso costare caro alle casse dello Stato.
Il dibattito è acceso e le opinioni sono contrastanti, ma una cosa è certa: la riforma della medicina territoriale è destinata a cambiare radicalmente il rapporto tra medici di base e pazienti, con implicazioni significative per l'intero sistema sanitario nazionale.




