Sanità, Schillaci attende proposte dalle Regioni sui medici di famiglia
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Redazione Salute
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Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha dichiarato di attendere proposte concrete dalle Regioni riguardo alla possibile assunzione dei medici di medicina generale da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Le parole del ministro, pronunciate a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della sede romana dell’Università Cattolica, hanno riacceso il dibattito su una delle riforme più discusse del settore sanitario. Schillaci, senza entrare nel merito delle critiche o dei vantaggi della misura, ha sottolineato come sia necessario un confronto con le istituzioni regionali, che potrebbero giocare un ruolo decisivo nel definire i prossimi passaggi.
La proposta di trasformare i medici di famiglia da liberi professionisti a dipendenti pubblici non è nuova, ma sta suscitando reazioni contrastanti. Da un lato, c’è chi vede in questa ipotesi un’opportunità per razionalizzare il sistema e garantire maggiore stabilità ai professionisti; dall’altro, però, emergono preoccupazioni legate ai possibili effetti collaterali. La Federazione Cimo-Fesmed, che rappresenta i medici già dipendenti del SSN, ha espresso forti riserve. Secondo il presidente della federazione, l’ingresso di oltre 40mila medici di medicina generale nel sistema della dipendenza pubblica potrebbe creare tensioni, soprattutto nella gestione dei fondi contrattuali e nei percorsi di carriera. “Prevedere due contratti paralleli per i medici convenzionati e per i dipendenti – ha ammonito – rischia di generare competizioni dannose per entrambe le categorie”.
Anche l’Ordine dei Medici si è espresso sulla questione, sostenendo che la scelta tra libera professione e dipendenza dovrebbe essere lasciata al singolo professionista. Una posizione che, sebbene non esplicitamente contraria alla riforma, evidenzia la complessità di un cambiamento che tocca direttamente la vita e il lavoro di migliaia di medici. Nel frattempo, il governo continua a lavorare al progetto, che rientra in un più ampio piano di riforma del sistema sanitario.
Non mancano, tuttavia, voci che ricordano come, in passato, alcune Regioni abbiano già tentato di affrontare il tema, senza però raggiungere risultati definitivi. Come ha sottolineato un dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia di Trento, “un gruppo di Regioni aveva avviato un lavoro su questo fronte, ma il Trentino non era coinvolto”. Un dettaglio che fa capire quanto il percorso verso una riforma di questo tipo sia ancora lungo e accidentato.




