Riforma dei medici di famiglia: verso un nuovo modello di assistenza sanitaria

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il governo Meloni starebbe lavorando a una riforma che potrebbe cambiare radicalmente lo status dei medici di famiglia, trasformandoli da liberi professionisti in convenzione con il Servizio sanitario nazionale (Ssn) a dipendenti pubblici. Una bozza di ventidue pagine, ottenuta dal Corriere della Sera e ancora in fase di aggiornamento, delineerebbe questo nuovo approccio, destinato a rivoluzionare il sistema delle cure primarie in Italia. Sebbene il documento non sia stato ufficialmente confermato, il tema è da tempo al centro del dibattito, riemergendo ciclicamente come una questione irrisolta.

Attualmente, i medici di medicina generale operano come liberi professionisti, retribuiti dallo Stato in base al numero di pazienti assistiti: 70 euro lordi annui per ogni assistito fino a 500, cifra che scende a circa 35 euro per chi supera questa soglia, con l’aggiunta di bonus fissi per determinate prestazioni. Questo sistema, che risale a decenni fa, è spesso criticato per la sua frammentazione e per la mancanza di un’integrazione più stretta con il Ssn. La riforma in discussione prevederebbe invece l’assunzione dei medici di famiglia come dipendenti pubblici, con la possibilità di operare nelle nuove Case di comunità, strutture finanziate con 2 miliardi di euro dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Le Case di comunità, già in fase di apertura in diverse regioni, rappresentano uno dei pilastri della riforma. Questi poli sanitari, pensati per offrire servizi integrati e multidisciplinari, potrebbero diventare il fulcro dell’assistenza territoriale, riducendo la pressione sugli ospedali e migliorando l’accesso alle cure. Tuttavia, il passaggio da un modello basato su studi privati a uno incentrato su strutture pubbliche non è privo di criticità. Da un lato, l’assunzione diretta garantirebbe maggiore stabilità economica e contrattuale ai medici, oltre a una migliore integrazione con il sistema sanitario. Dall’altro, c’è il rischio di perdere quella flessibilità e quella vicinanza al territorio che caratterizzano da sempre la figura del medico di famiglia.

Il dibattito, come spesso accade, divide. Da una parte, ci sono coloro che vedono nella riforma un’opportunità per modernizzare un sistema ormai obsoleto, come sottolineato dalla Fp Cgil Roma e Lazio, che ha espresso apprezzamento per le dichiarazioni del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, sul possibile passaggio dei medici al contratto della Dirigenza del Ssn. Dall’altra, permangono dubbi e resistenze, legati soprattutto alla paura di un eccessivo burocratizzazione e alla perdita di autonomia professionale.

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