Il futuro del medico di famiglia: tra riforme e incertezze
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Redazione Salute
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Il medico di famiglia, figura cardine del sistema sanitario italiano, rischia di scomparire nella forma in cui lo conosciamo oggi. La proposta di trasformare il rapporto di lavoro dei medici di medicina generale da liberi professionisti convenzionati a dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sta alimentando un acceso dibattito, che tocca non solo gli addetti ai lavori, ma anche i cittadini, soprattutto quelli più fragili.
La questione, emersa durante un vertice a Palazzo Chigi durato oltre due ore e al quale ha partecipato anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, punta a riformare il sistema sanitario per garantire un’assistenza universalistica e sostenibile. Tuttavia, le novità prospettate potrebbero stravolgere il rapporto fiduciario tra medico e paziente, eliminando la libertà di scelta del cittadino e compromettendo la rete degli studi medici, già oggi precari in molte aree del territorio.
Michele Campanaro, segretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) di Matera, ha lanciato un allarme: “La trasformazione del rapporto di lavoro da autonomo a dipendente rischia di avere conseguenze drammatiche sull’assistenza ai pazienti”. Secondo Campanaro, il nuovo modello organizzativo, che prevede l’integrazione dei medici nelle future Case della Comunità, potrebbe portare a una riduzione della continuità assistenziale e a una maggiore frammentazione del servizio, con ripercussioni particolarmente gravi per i soggetti più vulnerabili.
Anche Eleonora Mattia, consigliera della Regione Lazio, ha espresso preoccupazione, sottolineando la necessità di un maggiore sostegno alla sanità pubblica e di migliori condizioni di lavoro per i medici. “Un servizio pubblico dignitoso – ha dichiarato – non può prescindere da questi requisiti, soprattutto in un momento in cui il numero di pazienti è in costante aumento”.
Le critiche alla riforma non si limitano agli aspetti organizzativi, ma investono anche il piano economico. La trasformazione dei medici di famiglia in dipendenti del SSN potrebbe, infatti, comportare un aumento dei costi per lo Stato, senza garantire un miglioramento tangibile della qualità delle prestazioni. Inoltre, il rischio di un’eccessiva burocratizzazione del sistema sanitario potrebbe allontanare ulteriormente i professionisti dalla loro missione primaria: curare i pazienti.




