Ferretti, il nuovo ad Anastassov giura fedeltà all’Italia mentre la bufera giudiziaria si abbatte sul cda
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Redazione Economia
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“L’Italia è, e sempre sarà, il cuore di Ferretti Group”. Con questa frase, che suona quasi come un solenne giuramento di fedeltà in un momento di grande turbolenza, Stassi Anastassov ha segnato il suo esordio ufficiale da amministratore delegato del colosso della nautica di lusso. La nomina, arrivata con effetto immediato al termine di un consiglio di amministrazione segnato da spaccature profonde, consegna le redini del gruppo – che controlla marchi iconici come Riva, Pershing e Wally – a un manager dal profilo internazionale, ex capitano di lungo corso tra Procter & Gamble e Duracell. Nel suo primo messaggio, Anastassov ha descritto l’azienda come “unica”, fondata su un’artigianalità eccezionale e su persone di grande talento, annunciando che la priorità assoluta sarà quella di proteggere e rafforzare il patrimonio italiano, senza però rinunciare all’ambizione di restare “autentico leader globale” del settore.
L’addio di Galassi e il nuovo corso targato Weichai
La liturgia delle comunicazioni ufficiali non può celare la tempesta che si è abbattuta sulla holding. L’ascesa di Anastassov, che prende il posto dell’avvocato Alberto Galassi dopo 12 anni di guida, rappresenta l’epilogo di una sanguinosa battaglia assembleare vinta dal socio cinese Weichai. Alla guida del board è stato confermato Tan Ning come presidente, a sancire un cambio di passo nella governance che ha visto la marginalizzazione del fronte guidato da Kkcg, l’azionista di minoranza riconducibile al miliardario ceco Karel Komàrek. Se dal punto di vista formale l’assemblea – che ha visto un’affluenza record del 95% del capitale – ha legittimato la lista sostenuta da Weichai con oltre il 52% dei voti, nella sostanza si è aperta una voragine legale destinata a tenere banco nei prossimi mesi.
La battaglia legale di Kkcg e lo spettro del Golden power
Non è finita, anzi, forse è solo l’inizio della fase più aspra del contenzioso. Kkcg Maritime, con un esposto formale presentato alla Consob, ha già chiesto l’annullamento del cda rinnovato, contestandone l’integrità e sollevando dubbi pesanti su presunte azioni concertate messe in campo da soggetti legati a Pechino per rafforzare il controllo sul gruppo. A rendere la miscela esplosiva, tuttavia, è l’ombra del Golden power. L’azionista di minoranza ha infatti invocato l’intervento del governo italiano, allertando il ministero delle Imprese e quello della Difesa su una possibile violazione delle norme a tutela degli asset strategici. La questione, come confermato dal ministro Adolfo Urso, è ora al vaglio degli uffici competenti proprio perché Ferretti possiede una divisione – seppur piccola in termini di fatturato – che produce natanti per le forze di sicurezza, rendendola sensibile agli interessi della sicurezza nazionale.
Un calendario già in frantumi e la prova del 19 maggio
La tensione, del resto, ha già prodotto i primi disordini operativi. La riunione del cda che avrebbe dovuto approvare il resoconto intermedio di gestione al 31 marzo è stata rinviata nella serata di ieri, una sospensione last minute che dimostra quanto il clima nel boardroom sia incandescente. Il nuovo calendario fissa ora l’appuntamento decisivo per martedì 19 maggio, data in cui il gruppo dovrà presentare i numeri della trimestrale mentre l’esposto di Kkcg comincerà a fare il suo corso nelle stanze di Palazzo Chigi e della Consob. Anastassov, che si trova a raccogliere un’eredità pesante, dovrà navigare tra la promessa di valorizzare il “made in Italy” e la necessità di rispondere alla pressione di un azionista che non intende cedere di un millimetro, rendendo la sfida per il controllo del gruppo di lusso una vicenda giudiziaria e diplomatica di prim’ordine.




