Banca Generali frena sull’intesa tra Mediobanca e Generali: la partita si complica
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Redazione Economia
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Mentre l’assemblea di Mediobanca del 16 giugno si avvicina, destinata a decidere sull’Ops su Banca Generali, un nuovo elemento turba le acque. La società guidata da Gian Maria Mossa ha fatto sapere, attraverso una lettera inviata all’ad di Mediobanca Alberto Nagel, di non ritenere "né necessario né opportuno" partecipare a un eventuale accordo di distribuzione a tre con Generali e la stessa Mediobanca. Una presa di posizione netta, che rischia di influenzare non solo i negoziati in corso ma anche l’esito del voto, già incerto per via degli equilibri azionari in gioco.
La trattativa, che punta a rinnovare e ampliare il patto già esistente tra Mediobanca e Generali, si scontra così con le resistenze di Banca Generali, che sembra voler mantenere una linea autonoma. La lettera di Mossa, riportata da La Verità, arriva in un momento delicato, mentre il mercato osserva con attenzione le mosse di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, primo azionista di Mediobanca con il 20% del capitale. Sebbene Delfin non abbia ancora chiarito se parteciperà al voto, il suo peso potrebbe rivelarsi decisivo, soprattutto ora che nuovi soci come Enpam (1,98%) stanno ridisegnando gli assetti proprietari.
L’ipotesi di un’astensione di Delfin, peraltro, aggiunge ulteriore incertezza a un quadro già complesso, in cui i numeri per l’approvazione dell’Ops appaiono risicati. Quello che sembra certo, però, è che Banca Generali non intende farsi coinvolgere in un accordo che, almeno per il momento, non ritiene vantaggioso. Una scelta che potrebbe costringere Mediobanca a rivedere le proprie strategie, mentre il Leone – che pure ha consolidato il proprio ruolo nel gruppo – resta in attesa di sviluppi.




