A vent’anni dalla morte di Giovanni Paolo II, una messa a San Pietro e gli omaggi della politica
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Redazione Interno
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La basilica di San Pietro, gremita di fedeli, ha ospitato la messa solenne in ricordo di Giovanni Paolo II nel ventesimo anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 2 aprile 2005. A presiedere la celebrazione è stato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, alla presenza di una trentina di porporati, numerosi vescovi e arcivescovi, oltre a un folto pubblico che ha riempito ogni angolo della basilica. Tra i partecipanti, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha rivolto un saluto al cardinale Camillo Ruini, figura storica della Chiesa italiana.
Nell’omelia, Parolin ha definito Wojtyła un "pellegrino instancabile", ricordando come avesse portato "la parola di Gesù" in ogni angolo del mondo. Quella di oggi, ha aggiunto, è una celebrazione "nella gratitudine e nella gioia" per aver potuto onorare la memoria di "un Santo". Un tono simile è stato usato dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che nel corso di una commemorazione a Montecitorio – nella Sala della Regina – ha sottolineato come Giovanni Paolo II "abbia portato la Chiesa in tutto il mondo". Fontana, legando il ricordo a un episodio personale, ha rievocato l’emozione provata da bambino durante la visita del pontefice a Verona, senza tralasciare un augurio di pronta guarigione a Papa Francesco, attualmente reduce da un periodo di convalescenza.
Proprio il pontefice regnante è stato al centro di una preghiera collettiva durante la messa, mentre le parole di Fontana hanno riportato alla mente l’ultima visita di Wojtyła a Montecitorio, nel novembre 2002. Un passaggio che ha unito idealmente i due papi, accomunati – seppure in contesti diversi – da un rapporto con le istituzioni italiane che, in entrambi i casi, ha superato i confini del protocollo.




