Inflazione Usa sotto le attese, Wall Street tocca nuovi record. Piazza Affari resta indietro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La pubblicazione del dato sull'inflazione alla produzione negli Stati Uniti, relativo al mese di luglio, ha offerto agli operatori di Wall Street un ulteriore motivo di ottimismo, spingendo l'indice S&P 500 a siglare un nuovo massimo storico a 7.808 punti, in un contesto che ha visto il Nasdaq avanzare dello 0,8% e il comparto azionario europeo, con Piazza Affari in particolare, mostrare invece un andamento decisamente più cauto, quasi refrattario all'entusiasmo d'oltreoceano.

I numeri dell'inflazione e la reazione dei mercati

Il dato sui prezzi alla produzione (PPI) ha sorpreso al ribasso per il secondo mese consecutivo, interrompendo una fase di lieve pressione che aveva caratterizzato la fine della primavera, e attestandosi su un livello invariato rispetto a giugno, quando era stato registrato un calo dello 0,1% (dato peraltro rivisto al rialzo rispetto alla precedente stima di -0,3%), mentre gli analisti avevano pronosticato un incremento dello 0,2%; al netto delle componenti più volatili, come alimentari ed energia, il cosiddetto PPI core ha evidenziato un aumento dello 0,2%, risultando comunque inferiore al

Consenso che indicava una crescita dello 0,3%, un quadro che ha contribuito ad allentare le tensioni sul fronte dei tassi d'interesse.

Su base annua, l'indice headline ha segnato un +4,7%, fermo restando il dato invariato sul piano mensile, mentre il dato core si è attestato al 4,7%, mostrando un lieve scostamento al rialzo rispetto alle previsioni che indicavano un 4,6%, con un incremento su base mensile dello 0,4%, un dettaglio che conferma come la discesa dell'inflazione proceda a macchia di leopardo e richieda ancora attenzione da parte della Federal Reserve, che si trova ora a dover rivalutare le proprie mosse in un panorama macroeconomico che appare meno lineare del previsto.

Il caro prezzi frena, ma la Fed resta in bilico

L'andamento del PPI di luglio, che arriva dopo due trimestri consecutivi di dati deboli sui prezzi al consumo (CPI), ha riaperto il dibattito sulla possibilità che la banca centrale americana possa effettivamente optare per un cambio di rotta, allentando gradualmente la presa di una politica monetaria che finora si è mantenuta decisamente orientata in senso restrittivo, sebbene i dati mostrino un quadro contraddittorio: da un lato, infatti, si registra un rallentamento generale dell'inflazione, dall'altro, la componente core su base annua rimane alta e superiore alle attese, un fattore che

Potrebbe indurre i policymaker a non abbassare la guardia troppo rapidamente, consapevoli del fatto che le pressioni sottostanti non sono ancora del tutto rientrate.

Scendendo nel dettaglio dei numeri, emerge come i prezzi dei beni abbiano registrato un calo dello 0,7% su base mensile, segnando la seconda flessione consecutiva, un risultato trainato principalmente dal forte ribasso dei costi energetici, che hanno perso il 3,1%, e dalla diminuzione dello 0,9% dei prezzi dei prodotti alimentari, un duplice effetto che ha contribuito a frenare l'indice generale e a creare le condizioni per una lettura meno preoccupante del dato complessivo, offrendo un po' di respiro a quelle famiglie e imprese che negli ultimi mesi hanno dovuto fare i conti con rincari

Diffusi e con un potere d'acquisto progressivamente eroso.

Spread tra Wall Street e Piazza Affari

Mentre oltreoceano gli investitori hanno accolto con favore i nuovi dati, interpretandoli come un segnale di possibile allentamento delle strette monetarie future, Piazza Affari ha mostrato una reazione decisamente più sorda, quasi a voler scontare una maggiore prudenza legata sia alla situazione politica interna sia alla crescente divergenza tra le dinamiche economiche statunitensi e quelle europee, dove l'inflazione, seppur in calo, resta un problema strutturale e le prospettive di crescita appaiono meno solide, alimentando un clima di attesa che tiene banco sui listini milanesi, con gli

Occhi puntati sui prossimi interventi della Banca Centrale Europea e sulla capacità del sistema Paese di reggere l'urto di un contesto globale sempre più incerto.

Il dato sull'inflazione americana, per quanto incoraggiante, non sembra dunque aver scalfito più di tanto le preoccupazioni degli investitori europei, i quali restano in attesa di segnali più chiari sull'evoluzione del ciclo economico e sulla tenuta dei consumi, in un momento in cui le borse del Vecchio Continente faticano a tenere il passo con le performance stellari di Wall Street e si interrogano sulle reali possibilità che la Fed possa effettivamente invertire la rotta, modificando il proprio approccio in direzione di una politica meno restrittiva, magari già a partire dai prossimi

Appuntamenti ufficiali, senza però dimenticare che i dati core, ancora sopra le attese, rappresentano un monito a non abbassare la guardia.

L'analisi dell'andamento congiunto del CPI e del PPI, con i relativi scostamenti mensili e annuali, conferma la complessità del quadro inflazionistico americano, dove i segnali di rallentamento si alternano a persistenti elementi di rigidità, rendendo particolarmente arduo per la Federal Reserve dosare le proprie decisioni in modo da non soffocare la crescita, ma nemmeno alimentare nuove fiammate dei prezzi, un equilibrio delicato che tiene banco nei salotti finanziari e che sta plasmando le strategie di gestione dei portafogli, con un occhio rivolto ai rendimenti obbligazionari e l'altro alle

Valutazioni azionarie, sempre più spinte verso l'alto dai flussi di liquidità in cerca di collocazione.

Il dato invariato su base mensile del PPI generale, unito alla crescita contenuta del core, rappresenta per molti versi un elemento di conforto, ma non risolve i dubbi sulla tenuta complessiva del sistema, soprattutto alla luce del fatto che i prezzi dei servizi continuano a mostrare una certa resilienza, mentre quelli dei beni rallentano, e il combinato disposto di queste due tendenze disegna uno scenario ancora poco definito, che gli operatori cercano di interpretare attraverso le lenti della prudenza, in attesa di capire se la discesa dell'inflazione possa definirsi strutturale o se si

Tratti piuttosto di una pausa temporanea in un percorso ancora lungo e accidentato, destinato a influenzare le scelte di investimento anche nei prossimi mesi.

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