Trump licenzia la Commissione delle Belle Arti di Washington
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Redazione Esteri
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La Casa Bianca ha revocato con immediatezza l'incarico ai membri della Commissione delle Belle Arti, l'agenzia federale indipendente che, da lungo tempo, esercita il proprio ruolo di consulenza sugli sviluppi architettonici e urbanistici della capitale. Un funzionario dell'amministrazione, il quale ha chiesto di rimanere anonimo, ha giustificato l'atto affermando che ci si sta "preparando a nominare una nuova lista di membri della commissione più in linea con le politiche America First del presidente Trump". La comunicazione ufficiale del licenziamento, perentoria e inaspettata, è giunta ai sei esperti coinvolti attraverso una missiva elettronica inviata da un consulente dell'Ufficio del personale presidenziale, la quale non lasciava spazio a fraintendimenti circa la volontà di procedere a un ricambio totale.
Un cambio della guardia per i progetti architettonici
La decisione, che alcuni osservatori interpretano come una mossa per rimuovere ogni potenziale ostacolo di natura estetica o burocratica, arriva in un momento in cui il presidente sta perseguendo con determinazione una serie di imponenti progetti edilizi, destinati - nelle sue intenzioni - a imprimere un nuovo volto a Washington e alla residenza presidenziale. Tra le opere in cantiere, delle quali si discute molto per il loro impatto simbolico e urbanistico, figurano la realizzazione di un arco di trionfo nelle vicinanze dell'ingresso della città, di fronte al Cimitero Nazionale di Arlington, e una radicale trasformazione degli spazi interni della Casa Bianca. Quest'ultima, in particolare, prevede la pavimentazione del Rose Garden e la costruzione di una nuova e sfarzosa sala da ballo.
La Casa Bianca come cantiere simbolico
Proprio la demolizione della east wing, un'ala storica dell'edificio che per oltre un secolo ha ospitato gli uffici della first lady, ha offerto al mondo, attraverso immagini divenute rapidamente virali, la rappresentazione più plastica di questo nuovo corso. Le fotografie che ritraevano gru, ruspe e operai all'opera, con un cumulo di macerie in bella vista di fronte al numero 1600 di Pennsylvania Avenue, hanno mostrato l'indirizzo più potente del mondo parzialmente trasformato in un cantiere scoperto. Lo scopo di tale sconvolgimento, che ha suscitato reazioni contrastanti, è fare spazio a quella mega sala da ballo dal costo stimato di duecentocinquanta milioni di dollari, un progetto personale e fortemente voluto da Donald Trump.
Le voci critiche e il percorso futuro
Sulle scelte architettoniche del presidente, che coinvolgono tanto la sfera pubblica quanto quella privata della residenza, si sono levate voci di dissenso anche all'interno dello stesso ambiente familiare. Si è appreso, infatti, che Melania Trump avrebbe espresso riserve critiche riguardo alla demolizione della east wing, un'operazione che segna una rottura significativa con la tradizione e la storia dell'edificio. L'eliminazione della commissione, i cui membri erano considerati custodi di quel medesimo patrimonio storico e estetico, appare dunque come un passaggio cruciale per assicurare che i nuovi piani, incluso l'arco di trionfo e la sala da ballo, procedano senza intoppi e senza il vaglio di un organismo tecnico indipendente.




