La tredicesima di dicembre, tra accrediti, tagli e miliardi in circolazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’accredito della tredicesima mensilità per i dipendenti pubblici in regime NoiPA, ormai prossimo, è fissato per lunedì 15 dicembre 2025. Una data attesa, che segna l’arrivo di quella che molti considerano un’iniezione di liquidità fondamentale in vista delle spese natalizie. Il sistema informativo del Ministero dell’Economia ha previsto che il “bonus” confluisca direttamente nel cedolino ordinario del mese, semplificando l’operazione per la maggior parte dei percettori. Fanno eccezione, tuttavia, i dipendenti delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere, i quali vedranno l’importo accreditato su un cedolino aggiuntivo e separato rispetto alla normale retribuzione, secondo una procedura che ne scandisce il percorso amministrativo.

Il calcolo e la percezione di un importo ridotto

Molti destinatari, confrontando l’importo della tredicesima con quello della mensilità ordinaria, ne constatano una riduzione, un fatto che alimenta periodicamente dubbi su una sua presunta tassazione più elevata. La spiegazione, in realtà, risiede non in aliquote IRPEF differenti – che rimangono le medesime applicate alla retribuzione – bensì nel diverso metodo di calcolo della base imponibile. La tredicesima, infatti, essendo un emolumento accessorio, non include nella maggior parte dei casi una serie di bonus e indennità, spesso soggetti a tassazione agevolata o esenti, che invece concorrono a formare lo stipendio mensile. È proprio l’assenza di queste voci, unita al venir meno delle consuete detrazioni per lavoro dipendente che si applicano su base annua e non su singole mensilità, a produrre l’effetto di un netto apparentemente più contenuto, nonostante la trattenuta fiscale segua i normali scaglioni.

Un fenomeno economico di vasta portata

Quella di dicembre 2025 si configura come un’erogazione di portata straordinaria per l’intero sistema paese. I numeri, del resto, parlano da soli: sono circa 36 milioni gli italiani, tra lavoratori dipendenti e pensionati, che si apprestano a ricevere la mensilità aggiuntiva. Parliamo di un fiume di denaro che, in termini lordi, supera i 55 miliardi di euro, una cifra che dà la misura dell’impatto economico e sociale dell’operazione. Di questo enorme ammontare, una parte significativa – circa 13,8 miliardi – sarà trattenuta dall’Erario sotto forma di ritenute IRPEF, un meccanismo fisiologico che non intacca la sostanza del trasferimento alle famiglie. L’immissione di tale liquidità, prevedibile nei suoi flussi ma sempre dirompente negli effetti, rappresenta un momento cruciale per i consumi e per l’economia reale nel suo insieme, alimentando settori che vanno dal commercio al turismo.

Diritti, esclusioni e il quadro normativo

Il diritto alla tredicesima, sancito dai contratti collettivi nazionali di lavoro per i dipendenti del settore pubblico e privato e esteso anche al vasto mondo dei pensionati, non è tuttavia universale. Restano infatti escluse alcune categorie, come i lavoratori autonomi e una parte dei cosiddetti collaboratori a progetto, il cui compenso è strutturato in maniera differente e non prevede questa forma di integrazione retributiva. La disciplina, complessa, si intreccia con le normative sul lavoro e sulla previdenza, definendo con precisione i requisiti di accesso e le modalità di calcolo, che tengono conto dell’effettiva anzianità di servizio e della retribuzione percepita nell’anno. È un meccanismo consolidato, che procede senza intoppi nella sua fase esecutiva, pur lasciando spazio a riflessioni di carattere economico sulla sua reale natura e sulla sua sostenibilità nel lungo periodo, considerato l’impegno finanziario che richiede annualmente allo Stato e alle aziende.

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