Jesto è morto, il rap italiano perde una voce fuori dal coro

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si è spento nella notte del 31 luglio Justin Rossi Yamanouchi, in arte Jesto, rapper romano che con la sua musica aveva tracciato un solco originale nella scena hip-hop indipendente. Aveva 40 anni, e il prossimo 25 novembre avrebbe compiuto 41. A dare l’annuncio, con un post su Instagram, è stato il fratello maggiore Taiyo, noto come Hyst, anche lui artista tra rap e recitazione.

Figlio del cantautore Stefano Rosso – autore di Una storia disonesta, brano diventato cult negli anni Ottanta – e della giornalista Teresa Piazza, Jesto aveva ereditato la sensibilità artistica di famiglia, declinandola però in una chiave del tutto personale. La sua produzione, spesso introspettiva e lontana dai cliché del genere, lo aveva reso un punto di riferimento per chi nel rap cercava non solo ritmo, ma anche profondità.

Le cause della morte non sono state rese note, e sulla scomparsa – avvenuta in circostanze ancora non chiarite – il silenzio dei familiari è totale. Quello che resta è la sua eredità musicale, fatta di testi che scavavano nell’anima, e il ricordo di un uomo che, come ha scritto il fratello, aveva "una levatura spirituale immensa".

I funerali si terranno martedì 5 agosto alle 10.45 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere, a Roma, in una cerimonia riservata ai soli intimi. Intanto, sui social, molti artisti gli hanno reso omaggio. Fedez, tra gli altri, lo ha definito "leggenda del rap", mentre altri colleghi hanno ricordato il suo approccio anticonformista e la capacità di unire poesia urbana e spiritualità.

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