Zanetti salva la panchina, il Verona batte l'Atalanta nel nebbione del Bentegodi
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Redazione Sport
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Nella quattordicesima giornata di Serie A, il Bentegodi, avvolto dalla nebbia, ha fornito lo scenario a una di quelle serate che ribaltano le classifiche e, forse, i destini. L'Hellas Verona, fino a quel momento ultimo in classifica e con l'allenatore Paolo Zanetti considerato un "dead man walking" dalla vigilia, ha trovato la sua prima vittoria stagionale imponendosi per 3-1 sull'Atalanta di Gian Piero Gasperini. Una prestazione, quella dei gialloblù, costruita su una grinta che è sembrata moltiplicarsi proprio nella circostanza più difficile, mentre gli ospiti, al contrario, hanno offerto una versione di sé inaccettabile, quasi inspiegabile, come hanno poi ammesso gli stessi osservatori.
La partita, che ha visto il Verona abbandonare l'ultima piazza lasciando la Fiorentina in solitaria difficoltà, ha avuto il suo perno nell'atteggiamento delle due squadre. I padroni di casa, sebbene guidati da un tecnico la cui posizione era considerata fortemente a rischio per la mancanza di alternative concrete più che per una reale fiducia, sono scesi in campo con l'occhio della tigre. Diversamente, l'Atalanta, reduce da impegni europei e chiamata a confermare il suo status, non è mai sembrata entrare in partita, mostrando un approccio che è stato definito, senza mezzi termini, vergognoso. La "Dea", infatti, ha perso non solo l'incontro ma anche la faccia, in una serata che lascia molti interrogativi sulla sua consistenza attuale.
A fare la differenza, in un contesto così particolare, sono stati alcuni individui che hanno saputo bucare la nebbia con la loro qualità. Il brasiliano e l'algerino, in particolare, hanno dimostrato di avere una comprensione del gioco superiore, agendo come il vero radar della squadra in condizioni visive complicate. Su di loro, come è stato notato, il club scaligero potrebbe costruire le speranze di salvezza. Accanto a loro, hanno brillato anche altri, come il francese, autore di una prova solida, e il portiere, sempre pronto, mentre il colombiano, soprannominato "il bufalo", si è imposto come l'ago della bilancia dell'attacco, fisico e incisivo nei momenti decisivi.




