Davide e Chiara salvi dopo 6 giorni: "Fermi, senza cibo e con l'acqua del torrente. Ecco come abbiamo fatto"
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Redazione Interno
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Davide Cesaroni e Chiara Pesaresi si sono svegliati ieri per la prima volta in un letto, dopo sei notti passate tra i pini delle Dolomiti, e hanno cominciato a fare i conti con quello che resta della loro avventura: qualche acciacco, tanta stanchezza e una storia ancora tutta da metabolizzare. La coppia di Osimo, dispersa da giovedì 2 luglio, è stata ritrovata all'alba di martedì 7 luglio in un'area impervia al confine tra le province di Pordenone e Belluno, nei pressi dei ruderi di Casera Col Cadorin, a circa 1.700 metri di quota.
Erano partiti per un trekking di due giorni dal Rifugio Pordenone, ma il maltempo, il disorientamento e un sentiero, il Marini, oggi in gran parte dismesso e caratterizzato da tratti esposti e frane, li hanno bloccati. Di loro non si aveva più notizia da mercoledì sera, quando avevano contattato i familiari per l'ultima volta.
La scelta che ha salvato la vita
A un certo punto, impossibilitati sia a proseguire che a tornare indietro in sicurezza, i due hanno preso una decisione che si è rivelata decisiva: fermarsi e attendere i soccorsi. Una scelta di autocontrollo, come la definisce Roberto Bolza, consigliere nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, che ha analizzato la vicenda per trarne una lezione utile.
"Si sono comportati in modo ottimale", ha dichiarato Bolza, sottolineando che la coppia, oltre a essere preparata fisicamente e ad aver pianificato il percorso comunicandolo ad altri, ha saputo dominare il panico. Il panico, ha spiegato l'esperto, è il nemico numero uno: spinge a muoversi inconsciamente, ma in un terreno insidioso e sconosciuto, fermarsi e ripararsi è spesso la scelta più sicura.
I due hanno trovato rifugio accanto ai ruderi di una vecchia casera, dove scorreva un piccolo torrente che ha permesso loro di dissetarsi per tutti quei giorni.
"Mai agire d'istinto": i consigli dell'esperto
La vicenda di Davide e Chiara offre spunti preziosi per chiunque frequenti la montagna. L'acqua è l'elemento vitale: senza cibo si può resistere anche settimane, ma la disidratazione è letale in pochi giorni. Damir Silic, vicepresidente e vice-istruttore capo di Wolfpack Survival, ha ricordato che una perdita del 3% dei liquidi corporei riduce del 30% le performance psico-fisiche. In assenza di fonti sicure, l'acqua di un torrente oltre i 1.
500 metri, come nel caso dei due escursionisti, raramente dà problemi, ma in generale andrebbe filtrata e bollita per abbassare la carica batterica. Per quanto riguarda il cibo, Bolza lancia un monito: se non si conoscono perfettamente le erbe e le bacche del luogo, meglio astenersi, perché il rischio di intossicazione è maggiore del beneficio.
Prevenzione e strumenti per la sicurezza
La preparazione e la prevenzione fanno la differenza. Bolza ha sottolineato l'importanza di dotarsi di un'app di tracciamento come GeoResQ, realizzata dal Soccorso Alpino, che registra il percorso e può restringere l'area delle ricerche anche in assenza di copertura. Fondamentale è anche lasciare il proprio itinerario a una persona fidata, come avevano fatto Cesaroni e Pesaresi, permettendo ai soccorsi di attivarsi rapidamente quando non sono rientrati.
In uno zaino, anche per una gita di un giorno, non devono mai mancare calzature adeguate, una giacca impermeabile, liquidi e qualcosa da mangiare. E in caso di emergenza, il numero da chiamare è il 112, che metterà in contatto con gli operatori formati per gestire la situazione.
Le operazioni di soccorso
L'allarme era scattato quando la coppia non si era presentata al lavoro e la madre di Davide, non riuscendo a mettersi in contatto con lui, aveva denunciato la scomparsa. L'auto parcheggiata al Rifugio Pordenone e la cena prenotata e mai consumata a Cimolais hanno indirizzato le ricerche.
La macchina dei soccorsi è stata imponente: quattro elicotteri e centinaia di uomini del Soccorso Alpino, dei Vigili del Fuoco, della Guardia di Finanza e della Protezione Civile si sono alternati in ricognizioni aeree e battute a piedi per giorni. Il ritrovamento è avvenuto alle prime luci dell'alba di martedì 7 luglio, quando un elicottero ha avvistato l'uomo sul sentiero.
Un tecnico si è fatto subito sbarcare per parlare con lui, e dopo la conferma dell'identità, i due sono stati recuperati con il verricello e trasportati al Rifugio Pordenone. "Siamo sfiniti, dobbiamo recuperare le forze", hanno detto ai soccorritori, apparendo provati ma fortunatamente senza gravi conseguenze fisiche.




