Reggio Emilia, il tuffo nel torrente e la trappola sott’acqua: morto un ragazzo di 14 anni
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Redazione Interno
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Un pomeriggio di fine maggio, il caldo che già spinge a cercare refrigerio ovunque, anche dove non si dovrebbe. Un ragazzo di 14 anni, italiano di origini nigeriane, è annegato nella tarda mattinata di sabato 30 maggio nel torrente Crostolo, alla periferia di Reggio Emilia, mentre si trovava con un gruppo di coetanei. L’incidente è avvenuto nella frazione di Rivalta, lungo la cosiddetta passeggiata delle Caprette, a poche decine di metri da via del Buracchione: una stradina che si infila tra boschi e prati, sopra il piccolo abitato.
I ragazzi avevano approfittato della mattinata – probabilmente un’ora buca o una sospensione delle lezioni – per cercare un po’ di frescura in un luogo riparato, all’ombra delle robinie che incorniciano un laghetto naturale formatosi proprio in quel tratto del torrente.
La cascatella invisibile e la pozza profonda dieci metri
Il Crostolo, in questo periodo, ha una portata ridotta, ma il suo letto conserva insidie che nemmeno i residenti più esperti sospettano. Nel punto scelto dai ragazzi, il corso d’acqua incontra una briglia – un manufatto idraulico – e precipita in una piccola cascata. Sotto di essa, l’erosione continua ha scavato una sorta di vasca naturale: una pozza molto profonda, avvolta in acqua torbida e probabilmente fondo melmoso. È lì che il quattordicenne si è tuffato, forse come gli amici che lo accompagnavano, ma con una differenza fatale: non è più riemerso.
Gli altri adolescenti, tutti impegnati a loro volta nei tuffi, si sono accorti quasi subito della sua assenza. L’allarme è scattato immediato, ma le operazioni di recupero non sono state semplici.
I sommozzatori e il corpo recuperato a dieci metri di profondità
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con i sommozzatori, che hanno setacciato il fondale del torrente. Il corpo del ragazzo – Tawia Henry Kojo, questo il suo nome, studente residente in via Paradisi a Reggio Emilia – è stato individuato a una profondità di circa dieci metri. Una distanza siderale per un quattordicenne che cercava solo un tuffo rinfrescante. La dinamica, ancora al vaglio degli inquirenti, lascia intendere che il giovane possa essere rimasto imprigionato in una sorta di trappola di acqua e fango, senza via d’uscita.
Il torrente Crostolo, affluente del Po, attraversa la città emiliana e la sua provincia; in alcuni tratti, specie vicino a manufatti come briglie o vecchi muri di sostegno, nasconde cavità e gorghi che la corrente superficiali non lascia intravedere.
Una mattinata di svago diventata tragedia, senza via di scampo
La zona dell’annegamento, non a caso, si trova a fianco dell’antica Reggia di campagna degli Estensi: un luogo suggestivo, frequentato da camminatori e ciclisti, ma assolutamente non attrezzato per la balneazione. I cinque ragazzi – il 14enne e quattro amici – avevano scelto quel punto appartato proprio per evitare sguardi indiscreti, convinti che l’acqua bassa e l’ombra degli alberi fossero garanzia di sicurezza. Un errore di valutazione pagato con la vita.
La procura di Reggio Emilia ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, come si fa in questi casi, per chiarire se qualcuno (un eventuale accompagnatore, o chi avrebbe dovuto vigilare) abbia avuto responsabilità. Nessun indagato per ora, ma gli accertamenti proseguono sui luoghi e sulle testimonianze degli amici sopravvissuti, tutti scossi e ascoltati dagli investigatori.




