Lagarde e Kallas a Monaco: l’Europa che si risveglia e replica a Rubio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il lungo fine settimana della Conferenza sulla sicurezza di Monaco si è chiuso con un messaggio chiaro, seppur articolato su più voci, proveniente dal Vecchio continente. Da una parte Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, ha voluto tracciare il perimetro di una ripresa economica che, a suo dire, mostra segni tangibili di vitalità. Dall’altra Kaja Kallas, Alto rappresentante Ue per la politica estera, ha raccolto il guanto delle critiche giunte Oltreoceano, rispondendo punto su punto al segretario di Stato americano Marco Rubio. Un confronto, quello bavarese, che ha messo in luce nervi scoperti ma anche la determinazione di chi, a Bruxelles, cerca di tenere la barra dritta in un contesto geopolitico in rapido mutamento -1-5.

Lagarde, intervenuta in un panel dedicato alla competitività dal Titolo “Dalla frammentazione alla competitività”, ha offerto una lettura per certi versi sorprendente della congiuntura attuale. L’Europa, ha spiegato la numero uno della Bce, tende a rafforzarsi proprio nei momenti di maggiore difficoltà. “Sono state menzionate due crisi”, ha dichiarato, salvo poi aggiungerne una terza con una franchezza che non è passata inosservata: il radicale cambio di atteggiamento dell’amministrazione Trump, paragonato a un “calcio nel sedere” che tutti i leader europei avrebbero ricevuto -2-5. Uno choc, questo, che paradossalmente starebbe producendo l’effetto di riavvicinare i decisori politici del continente. E i numeri, secondo Lagarde, iniziano a dare ragione a questa lettura: il mercato interno, ha affermato, “si sta risvegliando”. La crescita dell’anno passato, sebbene ferma all’1,5%, sarebbe stata trainata esclusivamente dai consumi e dagli investimenti, a dimostrazione di una domanda interna che torna a respirare nonostante il contributo negativo arrivato dal fronte delle esportazioni -2. Il denaro, ha aggiunto, sta tornando a fluire: lo testimoniano gli investimenti dei venture capitalist in settori strategici, dove i rapporti prezzi-utili e prezzo-valore contabile registrano aumenti significativi. Un segnale, questo, che i mercati – che “non sempre sbagliano” – sembrano aver colto prima della politica -2-6.

Sul versante prettamente politico e diplomatico, Kallas ha invece replicato con decisione alle accuse di declino valoriale e culturale provenienti da Washington. Il riferimento era al discorso di Marco Rubio, il quale aveva dipinto un’Europa in affanno, minacciata da migrazione, deindustrializzazione e da una certa deriva “woke” -4-7. La replica dell’ex primo ministro estone è partita da lontano, da una constatazione semplice ma tagliente: “Ogni volta che sento queste critiche all’Europa – ha detto – penso a quale sia l’alternativa e a tutto ciò che di buono l’Europa offre” -1. Non solo. Kallas ha voluto ribaltare la prospettiva, citando sondaggi che mostrerebbero un interesse crescente, persino in Canada, ad aderire al “club” europeo. Un’argomentazione, questa, volta a dimostrare che l’Europa, lungi dall’essere in declino, rappresenta ancora un modello di prosperità e libertà capace di attrarre -1-3.

La discussione, inevitabilmente, ha toccato anche il tema della sicurezza e del ruolo della Russia. Kallas ha liquidato con una certa fermezza l’idea che Mosca possa essere considerata una superpotenza, descrivendo un’economia russa “a pezzi” e un paese militarmente provato da un conflitto che ha prodotto, a suo dire, oltre un milione di vittime -1-9. Tuttavia, ha messo in guardia, il pericolo più grande oggi è che il Cremlino possa ottenere al tavolo dei negoziati ciò che non è riuscito a conquistare sul campo di battaglia. Parole, queste, che arrivano in un momento di delicate trattative e che mirano a mantenere alta l’attenzione sulla necessità di una posizione negoziale forte e coesa, lontana da richieste massimaliste -5. Quanto alle relazioni con Washington, Kallas ha mostrato di voler interpretare le parole di Rubio con una certa dose di realismo. Ha riconosciuto che nel suo intervento c’erano messaggi rivolti agli europei, ma anche altri indirizzati al suo elettorato interno, e che nonostante le divergenze – destinate a rimanere – il legame tra le due sponde dell’Atlantico rimane un dato di fatto da cui ripartire -1-5.

La risposta indiretta ai timori americani

Le dichiarazioni di Lagarde e Kallas, se lette in controluce, rappresentano una risposta corale ai timori espressi da Rubio riguardo al declino della civiltà occidentale. Il segretario di Stato aveva parlato della necessità di evitare che gli alleati fossero deboli, sottolineando come gli Stati Uniti non avessero alcuna intenzione di fare da “custodi ordinati del declino controllato” dell’Europa -7. Una posizione che, pur nei toni più concilianti rispetto al passato, aveva lasciato il segno. La replica europea, affidata ai dati macroeconomici di Lagarde e alla fermezza politica di Kallas, ha cercato di ribaltare la narrazione, presentando un continente che, pur tra mille contraddizioni, trova nelle crisi la linfa per una rinnovata coesione. Non è mancato neppure un riferimento, seppur indiretto, alle libertà fondamentali: Kallas, provenendo da un paese che occupa il secondo posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa, non ha potuto esimersi dal notare come critiche su questo tema giungano da una nazione che in quella stessa classifica si posiziona solo al cinquantottesimo posto -1-3. Un raffronto che, nella sua semplicità, ha efficacemente sintetizzato la distanza di vedute tra i due alleati.

Gli investimenti come cartina tornasole

A chiudere il cerchio del ragionamento europeo ci ha pensato ancora Lagarde, riportando l’attenzione sul terreno concreto dei flussi di capitale. La sua osservazione sui venture capitalist e sull’afflusso di denaro in settori nevralgici non è stata una notazione estemporanea, ma un preciso segnale di fiducia. Laddove la politica fatica a trovare sintesi, ha suggerito Lagarde, il mercato sembra aver già scommesso su una ripresa. E questa ripresa, per la presidente della Bce, passa inevitabilmente dal completamento di progetti a lungo discussi come l’Unione del risparmio e degli investimenti, un rebranding dell’Unione dei mercati dei capitali che dovrebbe vedere la luce nel corso del 2026 -6. Una tabella di marcia ambiziosa, che richiederà uno sforzo di armonizzazione normativa notevole, ma che rappresenta la direzione da seguire per rendere l’economia europea meno frammentata e più competitiva su scala globale. La Conferenza di Monaco, insomma, ha offerto l’immagine di un’Europa che, scossa dallo scossone americano, cerca di fare quadrato attorno ai propri punti di forza, economici e politici, senza per questo rinunciare a un dialogo, pur complesso, con l’amministrazione Trump -5-8.

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