Monaco, il discorso di Merz apre la conferenza: “Il vecchio ordine mondiale non esiste più, la frattura con gli Usa è un dato di fatto”
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Redazione Esteri
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Si è aperta ieri, nella cornice del Bayerischer Hof, la sessantaduesima edizione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, e il quadro che emerge dai primi interventi è, per usare le parole del rapporto introduttivo, quello di un mondo “under destruction”, letteralmente in fase di demolizione -1. A fornire l’incipit, e a mettere nero su bianco la mutazione in atto negli equilibri globali, ci ha pensato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il cui intervento ha tagliato corto con ogni retorica nostalgica. “Dobbiamo parlare, ed è più urgente che mai”, ha esordito il leader della Germania, per poi aggiungere, con una chiarezza che non ha lasciato spazio a interpretazioni, che l’assetto internazionale nato dalle ceneri della Guerra fredda, quel mondo che per decenni abbiamo conosciuto, “per quanto imperfetto fosse anche nei suoi momenti migliori, non esiste più” -2-7.
L’autonomia strategica europea e il nodo della dipendenza militare
Il discorso di Merz, interrotto più volte dagli applausi della platea, non si è limitato a una mera constatazione della crisi, ma ha provato a tracciare una via d’uscita, per quanto impervia e irta di ostacoli. Il concetto chiave è stato quello di una “dipendenza autoinflitta” dagli Stati Uniti, un’anomalia storica che l’Europa, secondo il cancelliere, deve risolvere al più presto per poter rinegoziare su un piano di parità il patto transatlantico -2. “Nessuno ci ha costretto a questa eccessiva dipendenza in cui ci siamo ritrovati”, ha scandito Merz, “ma ora ce ne libereremo il prima possibile” -2. Una dichiarazione di intenti che implica un salto di qualità nella costruzione di una difesa comune europea, un tema reso ancora più caldo dalle recenti incertezze circa l’affidabilità dell’ombrello nucleare statunitense. In questo senso, il cancelliere ha rivelato di aver avviato “primi colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron” proprio sul tema di un deterrente nucleare europeo, un’ipotesi che fino a ieri apparteneva più ai think tank che alla diplomazia ufficiale -7. L’obiettivo, ha specificato Merz, non è sostituire la Nato, ma costruire “un pilastro forte e autosufficiente dell’alleanza”, capace di rendere l’Europa un attore globale credibile -7.
La Cina e la nuova competizione globale: l’ombra di Pechino sull’asse occidentale
A complicare ulteriormente lo scenario, e a rendere più urgente la necessità di un riposizionamento europeo, si staglia la figura della Cina. Merz ha dedicato ampio spazio al ruolo di Pechino, descrivendola come una potenza che “rivendica una leadership globale”, arrivando a ipotizzare che dal punto di vista militare la Cina “potrebbe già essere sullo stesso livello degli Stati Uniti” -5. È un monito preciso, che arriva in un momento in cui l’amministrazione Trump appare intenta a smantellare l’ordine liberale che essa stessa aveva contribuito a creare, lasciando un vuoto che Pechino cerca abilmente di colmare. Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, presente a Monaco, incarna questa strategia di soft power, offrendosi all’Occidente come il baluardo della stabilità e della coerenza in contrapposizione all’imprevedibilità della nuova amministrazione americana -10. Una narrazione che, secondo gli analisti, mira a sfruttare le divisioni interne all’Unione Europea in un classico gioco del “divide et impera” -10.
L’attesa per Rubio e la linea di Washington tra dazi, Groenlandia e Ucraina
In questo clima di fibrillazione, tutti gli occhi sono puntati sull’intervento in programma oggi del Segretario di Stato americano, Marco Rubio. Se lo scorso anno Vance aveva scelto la via dello scontro frontale, accusando l’Europa di censura e di aver tradito i valori della democrazia, da Rubio ci si attende un tono più dialogante, se non altro nella forma -3-8. Le sue dichiarazioni alla vigilia della partenza, in cui ha parlato di una “nuova era geopolitica” che richiederà a ognuno di “riesaminare il proprio ruolo”, sembrano andare in questa direzione, anche se la sostanza delle richieste americane resterà probabilmente dura -6. Sul tavolo ci sono i dossier caldi dell’aumento della spesa per la difesa, con la Nato che ha portato l’obiettivo al 5% del Pil, le pressioni per un accordo sulla Groenlandia – definita “strategica per la sicurezza nazionale” – e la necessità di trovare una quadra sulla guerra in Ucraina, dove Rubio incontrerà il presidente Volodymyr Zelensky -6-9. La sfida per l’Europa, come ha sottolineato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, è dimostrare di essere pronta ad assumersi maggiori responsabilità, perché “un’Europa forte significa anche una Nato forte” -6. La conferenza di Monaco, insomma, si sta trasformando nel laboratorio dove mettere alla prova la capacità del Vecchio continente di reagire a un terremoto geopolitico le cui scosse non accennano a diminuire.




