Giannini: “Meloni divide ma non impera, il doppio binario tra Monaco e Addis Abeba”
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Redazione Interno
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L’analisi di Massimo Giannini, che fotografa una premier più attenta alla costruzione della propria immagine che alla reale incisività politica, trova puntuale riscontro nelle scelte di queste ore. Il concetto di un asse forte con la Germania, più volte evocato da Palazzo Chigi come possibile perno di una nuova stagione politica europea, si scontra con la concreta assenza di sintonia sui temi caldi. Se da un lato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, a Monaco di Baviera, durante la Conferenza sulla sicurezza, non ha usato mezzi termini nel definire “inaccettabili” alcuni passaggi della nuova strategia USA -2, dall’altro lato l’Italia brillava per la sua assenza. Giorgia Meloni, infatti, era ad Addis Abeba, in Etiopia, per un vertice dedicato all’Italia e all’Africa, un appuntamento presentato come il proseguimento ideale del Piano Mattei. Una scelta di campo, la sua, che se da una parte sottolinea la priorità strategica del continente africano per il suo esecutivo, dall’altra lascia scoperto il fronte del dialogo con il principale alleato europeo proprio nel momento in cui si ridefiniscono gli equilibri con la nuova amministrazione Trump. E se a ciò si aggiungono i toni tutt’altro che concilianti usati da Merz, che ha parlato della necessità per l’Europa di camminare con le proprie gambe di fronte a un America sempre più predatoria -6, emerge un quadro in cui la tanto declamata intesa italo-tedesca appare, quanto meno, offuscata.
Il gelo di Monaco e il silenzio dell’altopiano etiope
Alla Conferenza di Monaco, dove si riuniscono i grandi della Terra e dove il vicepresidente americano JD Vance aveva già lanciato segnali inequivocabili mesi fa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani era presente. E proprio Tajani, nel commentare le parole dell'“amico Friedrich”, non ha potuto fare a meno di registrare una distanza sostanziale. Merz ha parlato chiaro, sostenendo che l’Europa deve diventare molto più indipendente in materia di politica di sicurezza e che il riallineamento strategico degli Stati Uniti è ormai un dato di fatto. Una posizione netta, che in Italia qualcuno giudica probabilmente troppo estrema. La premier, invece, dai sussurri che giungono dall’altopiano etiope, sembra non condividere quell’approccio così definitorio nei confronti degli americani, preferendo una linea più cauta e attendista. Unattendismo che, però, si traduce in una mancata presa di posizione comune e in un’evidente frattura, se non altro comunicativa, tra i due principali partner dell’Unione. Un asse che, in questo passaggio cruciale, arranca, misurato più dai silenzi e dalle assenze che da dichiarazioni congiunte o iniziative coordinate.
Il bivio europeo tra Macron e il nuovo corso tedesco
L’Europa, nel frattempo, cerca di passare dalle parole ai fatti, come avevano già evidenziato i rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi sulle sfide economiche e industriali da affrontare per contrastare la concorrenza cinese e superare la dipendenza energetica dalla Russia. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e la sua politica apertamente ostile, la questione è diventata incandescente. Il bivio è netto: da una parte Emmanuel Macron, che spinge per una sovranità europea più marcata, dall’altra l’asse che si sta delineando tra Merz e Meloni, un’intesa dai contorni ancora vaghi ma che punterebbe a un sovranismo temperato, più vicino ai dettami della destra conservatrice. Peccato che, alla prova dei fatti, questa sintonia si riveli fragile. Merz non fa sconti a nessuno, nemmeno a Trump, mentre Meloni, probabilmente conscia dei delicati equilibri interni e del rapporto privilegiato che il suo alleato americano potrebbe garantirle, rema più piano. La sua Africa, del resto, è anche una vetrina importante per dimostrare che l’Italia può giocare un ruolo da protagonista in un’area cruciale come quella mediterranea e subsahariana.
La Fase 2 del Piano Mattei e i cortocircuiti diplomatici
Proprio in Etiopia, Meloni ha voluto lanciare la cosiddetta “Fase 2” del Piano Mattei, un'iniziativa che punta a costruire un nuovo partenariato con i paesi africani, superando l’approccio predatorio del passato. Un progetto ambizioso, che la premier cerca di portare avanti con determinazione e che richiederebbe, per avere successo, un solido appoggio europeo. Eppure, mentre lei è impegnata a tessere relazioni con i leader africani, in Europa si discute della difesa comune e del rapporto con gli Stati Uniti, e lo si fa senza di lei. Tajani, presente a Monaco, ha ribadito che “la difesa comune è il grande sogno dell’Italia” e che il governo è pronto a spendere di più. Parole importanti, che però stridevano con l’assenza fisica del capo del governo. E così, mentre Merz rilasciava interviste e dettava la linea, l’Italia appariva divisa su due fronti: il ministro degli Esteri a dialogare con gli alleati, la premier a inseguire una strategia parallela in Africa. Un cortocircuito diplomatico che rischia di indebolire la voce italiana nei consessi che contano.
La distanza sulle politiche migratorie e l’ombra di Trump
A complicare il quadro, si aggiunge un altro elemento di frizione, che riguarda le politiche migratorie. Merz ha recentemente respinto con forza le pressioni dell’amministrazione Trump, che aveva ordinato ai diplomatici americani di fare pressione in Europa contro le politiche “pro-immigrazione”. Il cancelliere tedesco è stato categorico: le decisioni su questo tema spettano esclusivamente agli europei. Una posizione che mette in luce una diversa sensibilità tra Roma e Berlino. Se è vero che Meloni ha sempre rivendicato una linea dura sull’immigration, è altrettanto vero che non ha mai alzato i toni contro Washington, preferendo un profilo più basso. Una scelta che, unita alla sua assenza a Monaco, alimenta le voci di un imbarazzo di fondo per il gelo con cui Trump guarda all’Europa. Un gelo che, per ora, l’Italia sembra voler affrontare in solitaria, piuttosto che in una trincea comune con la Germania. Un segnale, quest’ultimo, che racconta di un’Europa a due velocità e di un asse italo-tedesco che, al primo test utile, ha già mostrato più di una crepa.




