Meloni ad Addis Abeba, un viaggio in Etiopia per rilanciare il piano Mattei
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Redazione Esteri
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A due anni esatti dal suo lancio, il Piano Mattei vola nel continente per il suo primo "tagliando" operativo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà infatti ad Addis Abeba il prossimo 13 febbraio, dove presiederà la seconda edizione del vertice Italia-Africa, che per la prima volta si svolge in suolo africano. Una scelta, questa, che non è affatto casuale ma che, stando a quanto riferiscono le fonti diplomatiche, intende incarnare visibilmente quel cambio di paradigma più volte evocato dalla premier: ossia la volontà di non lavorare più "per" l'Africa, bensì "con" l'Africa. Un approccio che, se da un lato ambisce a distinguersi da modelli passati spesso considerati paternalistici, dall'altro cerca di costruire partnership concrete, le quali – è bene sottolinearlo – devono ancora dimostrare tutta la loro efficacia nel lungo periodo.
Il bilancio dei primi due anni di attività
Proprio in occasione di questo vertice, viene fatto un primo bilancio degli impegni assunti. Nel corso di questi ventiquattro mesi, secondo i dati forniti, sarebbero stati avviati progetti per un valore complessivo di circa 1,3 miliardi di euro. Risorse che, come viene precisato, non provengono esclusivamente dal bilancio dello Stato italiano ma sono state mobilizzate attraverso una molteplicità di strumenti finanziari: dal Fondo italiano per il Clima al Plafond Africa della Cassa Depositi e Prestiti, fino alla collaborazione con istituzioni internazionali come la Banca Mondiale, l'Ifad e la Banca Africana di Sviluppo. L'intento dichiarato è quello di evitare iniziative "spot", episodiche e dettate dalla contingenza, per privilegiare invece interventi strutturali capaci di radicarsi nel tempo e di produrre effetti duraturi.
I sei pilastri della cooperazione italiana
Il quadro degli ambiti di intervento, che costituiscono i sei pilastri del piano, ruota attorno a settori tradizionali ma fondamentali per lo sviluppo: l'acqua, l'agricoltura, le infrastrutture, l'energia, la formazione e la sanità. Sono questi, in sostanza, i campi dove l'Italia dichiara di voler concentrare i propri sforzi, tentando di offrire una risposta a bisogni primari e, al contempo, di creare le premesse per una crescita economica stabile. Una strategia che, nelle intenzioni del governo, mira anche a costruire relazioni politiche più solide, andando ben oltre la semplice logica dell'aiuto allo sviluppo. La partecipazione della premier, il giorno seguente il vertice bilaterale, alla riunione plenaria dell'Assemblea dell'Unione Africana in qualità di ospite d'onore, conferma la volontà di dare a questo dialogo una cornice istituzionale di alto profilo.
Un contesto internazionale in evoluzione
L'iniziativa italiana si muove in uno scenario globale in rapida trasformazione, dove la competizione per l'influenza nel continente africano si è fatta particolarmente intensa. L'attenzione di Meloni per l'Africa, d'altronde, non è nuova e risale ai primi mesi del suo mandato; oggi, però, si tratta di passare dalla fase progettuale a quella dell'attuazione concreta, dimostrando che le intenzioni possono tradursi in fatti misurabili. La scelta dell'Etiopia come sede del vertice non è casuale: si tratta di uno dei paesi più dinamici e popolosi del Corno d'Africa, un attore regionale chiave con cui Roma intende dialogare. Il viaggio rappresenta dunque un banco di prova importante, un momento per verificare lo stato di avanzamento di quel "lavorare insieme" che è diventato il motto della politica estera italiana verso il continente, in un'epoca segnata da nuove tensioni e da un riallineamento delle alleanze internazionali, come dimostra la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.




