Conferenza di Monaco, Rubio: “I destini di Usa ed Europa sono incrociati, vogliamo un continente forte”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La seconda giornata della 62esima Conferenza sulla sicurezza di Monaco si è aperta all’insegna di una netta volontà, espressa dagli Stati Uniti, di ricucire lo strappo con gli alleati europei, un legame messo a dura prova nelle ultime settimane da dichiarazioni e iniziative unilaterali dell’amministrazione Trump. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, intervenuto nella sessione intitolata “Gli Stati Uniti nel mondo”, ha infatti inviato un messaggio chiaro e diretto alle cancellerie del Vecchio continente, molte delle quali erano arrivate in Baviera con sentimenti di aperta frustrazione dopo le bordate del vicepresidente J.D. Vance dell’anno precedente e le voci su un possibile disimpegno militare americano. Rubio ha parlato di un destino comune e di una civiltà condivisa, quella occidentale, gettando acqua sul fuoco delle polemiche e cercando di rassicurare i partner europei circa la centralità del rapporto transatlantico -1. La sua presenza e le sue parole arrivano in un momento di profonda turbolenza geopolitica, in cui il conflitto in Ucraina continua a mietere vittime e a ridefinire gli equilibri di sicurezza continentale.

Le rassicurazioni di Washington e il nodo dell’autonomia strategica europea

Il concetto espresso da Rubio, secondo cui gli Stati Uniti non solo non desiderano una separazione ma anzi mirano a un’Europa più forte e coesa, assume un peso specifico considerevole se letto in controluce rispetto agli interventi che hanno aperto i lavori della conferenza. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, nel suo discorso considerato da molti analisti come “storico”, aveva infatti delineato la necessità per l’Europa di perseguire una maggiore sovranità in materia di difesa, implicitamente suggerendo una frattura con la tradizionale dipendenza dall’ombrello protettivo statunitense e spingendo per una collaborazione più stretta con la Francia in ambito nucleare -1. Le parole del segretario di Stato americano sembrano quindi voler arginare questa spinta autonomista, proponendo invece un modello di collaborazione rinnovata. Rubio ha poi toccato il tasto dell’immigrazione, un tema caldo sia negli Stati Uniti che in Europa, sostenendo che la migrazione di massa rappresenti una minaccia per la stabilità sociale e culturale dell’Occidente, un errore che, a suo dire, sarebbe stato commesso in egual misura da entrambe le sponde dell’Atlantico -1.

Nel frattempo, il programma della conferenza prevede una serie di incontri ad alto livello che scandiranno il dibattito di questa seconda giornata. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la cui presenza a Monaco è seguita con estrema attenzione da tutta la comunità internazionale, avrà una serie di colloqui cruciali: è atteso un confronto diretto proprio con il segretario Rubio, oltre che con il segretario generale della Nato Mark Rutte e con il primo ministro britannico Keir Starmer -1. Questi bilaterali si concentreranno inevitabilmente sul sostegno a Kiev, in un momento in cui le difficoltà sul campo di battaglia si intrecciano con le incertezze circa la continuità degli aiuti militari e finanziari occidentali. La notte scorsa, peraltro, la capitale ucraina è stata bersaglio di un nuovo attacco con droni da parte delle forze russe, a testimonianza di come il conflitto continui con la sua tragica routine quotidiana, lontano dai riflettori e dalle dichiarazioni politiche dei grandi meeting internazionali.

Il confronto con la Cina e le aspettative di una maggiore autonomia europea nella difesa

Oltre al bilaterale con Zelensky, Rubio ha in programma un colloquio con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, un confronto che servirà a discutere il ruolo globale di Pechino e le sue ambizioni in uno scacchiere internazionale sempre più frammentato. Questo incontro, così come la partecipazione attiva della Cina ai lavori della conferenza, sottolinea la natura multidimensionale delle attuali sfide alla sicurezza, che non possono più essere ricondotte al solo rapporto bilaterale Usa-Europa o alla crisi ucraina. E mentre Rubio parlava di destino intrecciato, da alcune capitali europee filtravano voci di segno opposto: il premier britannico Keir Starmer ha rilanciato l’idea di una “Nato europea”, mentre da Parigi e Berlino arriva una spinta per forme di cooperazione rafforzata in materia di dissuasione nucleare, segno tangibile che la fiducia nella affidabilità a lungo termine dell’ombrello statunitense non è del tutto tornata -1. Gli strali di Donald Trump sulla Groenlandia e i suoi commenti sulle alleanze tradizionali hanno lasciato il segno, e molti leader europei ritengono giunto il momento di farsi carico di una parte più sostanziosa del peso della difesa comune, pur ribadendo la volontà di non recidere il legame con Washington.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.