Lula definisce mattanza il blitz di Rio, il governatore difende l'operazione
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Redazione Esteri
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Il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, non ha usato mezzi termini per condannare l'operazione di polizia che, la scorsa settimana, ha insanguinato due favelas di Rio de Janeiro, un'azione che ha provocato la morte di oltre centotrenta persone e che è stata da lui definita, senza ambiguità, "una mattanza". Durante un incontro con i giornalisti stranieri, Lula ha sottolineato come, nonostante non vi fosse un ordine esplicito di uccidere, il risultato finale sia stato quello di un vero e proprio disastro, evidenziando una profonda discrepanza tra le intenzioni dichiarate e l'esito tragicamente concreto dell'intervento delle forze dell'ordine.
La posizione della Chiesa
A fare eco a queste critiche, seppur con un linguaggio diverso, è intervenuto il cardinale Orani João Tempesta, il quale, dopo il sanguinoso blitz del 28 ottobre, ha ricordato che la pace autentica "non si impone, ma si costruisce". La sua riflessione, che poggia su una presenza costante della Chiesa nelle periferie, invita a perseguire la riconciliazione attraverso il dialogo e la fiducia, uniche vie percorribili per sostenere le realtà più fragili e oppresse dalla violenza endemica e dalle disuguaglianze sociali, contro le quali la solidarietà rappresenta un baluardo di speranza.
La difesa del governatore
Di segno completamente opposto è la lettura fornita dal governatore dello Stato di Rio de Janeiro, Cláudio Castro, il quale ha difeso l'operazione dinanzi alla Corte suprema brasiliana. Secondo l'esponente bolsonarista, l'azione di polizia, condotta nei complessi della Penha e dell'Alemão per contrastare la potente organizzazione criminale del Comando Vermelho, sarebbe avvenuta in piena conformità con la legge e la Costituzione. Castro ha giustificato l'impiego della forza, descrivendolo come proporzionale e necessario a fronte di una minaccia criminale di tale portata, dipingendo l'intervento come una risposta inevitabile alla sfida posta dal narcotraffico.
Il contesto dell'operazione
Quella passata alla cronaca come l'Operazione Containment, scattata appunto il 28 ottobre, si è configurata come la retata più letale nella storia recente del Brasile, un dispiegamento di mezzi e uomini – con trentadue veicoli blindati e duemilacinquecento agenti – che ha preso di mira proprio le roccaforti del Comando Vermelho. Le direttive operative, che autorizzavano a sparare contro chiunque tentasse la fuga o apparisse sospetto, hanno generato un bilancio, ancora provvisorio e soggetto a incrementi, dove il numero dei deceduti ha di gran lunga superato quello degli arrestati, lasciando sul campo una scia di vittime che continua a essere oggetto di accertamenti.




