Rottamazione-quinquies, la nuova sanatoria per i debiti con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel disegno di legge di Bilancio per il 2026 trova spazio una nuova, articolata norma di sanatoria, la cosiddetta rottamazione-quinquies, che estende la possibilità di regolarizzare i propri debiti verso il fisco. Il provvedimento, che in parte riprende quanto già delineato nel disegno di legge A. S. n. 1375, interviene su una mole di posizioni debitorie piuttosto consistente, andando a coprire i singoli carichi affidati all’Agente della riscossione – un tempo noto come Equitalia e oggi inCorporato nell’Agenzia delle Entrate-Riscossione – nel periodo compreso tra il primo gennaio del 2000 e il trentuno dicembre del 2023. Si tratta di un intervento che, sebbene segua temporalmente la rottamazione-quater – la quale si arresta al trenta giugno 2022 – presenta un perimetro di applicazione potenzialmente più ristretto, nonostante l’arco temporale più ampio che copre.

Le criticità e i limiti della misura

Proprio i confini della nuova sanatoria stanno alimentando un acceso dibattito politico, il quale, come spesso accade per le misure fiscali, travalica i semplici aspetti tecnici. All’interno della maggioranza, e in particolare nella Lega – il partito che ha maggiormente caldeggiato l’introduzione della norma – diversi esponenti spingono per un ampliamento della platea dei beneficiari. L’obiettivo principale, che si scontra con le valutazioni di carattere economico-finanziario, è quello di rimuovere uno dei vincoli più stringenti: l’obbligo per il contribuente di aver presentato la dichiarazione dei redditi per tutti gli anni a cui i debiti soggetti a rottamazione si riferiscono. Una condizione, questa, che di fatto esclude dalla misura tutti coloro che non sono stati in regola con gli adempimenti dichiarativi, creando una frattura tra i potenziali destinatari dell’agevolazione.

Il confronto con gli organi di controllo

La rottamazione-quinquies, intanto, si trova al centro di un duello istituzionale che vede da un lato il governo e dall’altro la Corte dei Conti. Quest’ultima, nel corso delle audizioni parlamentari sulla manovra finanziaria, ha sollevato più di una perplessità sull’impianto della misura, inserendosi in un dialogo già complesso dopo la recente decisione di archiviare il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. La Lega, dal canto suo, continua a difendere con determinazione quella che viene definita come una necessaria “pace fiscale”, ritenendo la sanatoria uno strumento indispensabile per alleggerire la pressione su una fetta consistente di cittadini e imprese, i quali, negli anni, hanno accumulato posizioni debitorie divenute ormai insostenibili.

Il coordinamento con la riforma della riscossione

Una delle critiche più sostanziali, avanzata anche dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio durante un’audizione dello scorso novembre, riguarda la mancanza di un coordinamento organico tra la nuova rottamazione e la più ampia riforma del sistema di riscossione dei tributi. La manovra del 2026, infatti, sembra procedere in modo scoordinato rispetto al piano di riduzione del “magazzino” dei crediti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che prevede lo stralcio definitivo di una parte significativa delle cartelle esattoriali più vecchie entro il 2031. Questo disallineamento rischia di creare un effetto controproducente, vanificando in parte gli sforzi di razionalizzazione e di snellimento dell’enorme mole di crediti che il sistema si propone di affrontare, lasciando in sospeso una questione di fondamentale importanza per l’efficacia delle politiche fiscali.

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