Rottamazione quinquies, arriva la nuova sanatoria per i debiti con l’Agenzia delle Entrate Riscossione
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Redazione Economia
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La legge di bilancio del 2026 introduce un nuovo strumento, denominato rottamazione quinquies, che va ad aggiungersi a una lunga serie di interventi analoghi messi in campo nel corso degli anni. Questa misura, concepita per fornire una definizione agevolata dei debiti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, persegue un duplice obiettivo: offrire una via d’uscita, seppur onerosa, ai contribuenti in estrema difficoltà e, al contempo, garantire un afflusso di risorse nelle casse dello Stato in un lasso di tempo relativamente breve. Se da un lato, infatti, si alleggerisce il peso di chi è inadempiente, dall’altro si recuperano somme che altrimenti rischierebbero di rimanere inevase per sempre, in un circolo vizioso che danneggia tanto il singolo quanto l’erario pubblico.
Le scadenze stringenti della rottamazione quater
Mentre si delinea il profilo della nuova sanatoria, rimane aperto il capitolo della precedente, la cosiddetta rottamazione quater, per la quale stanno scadendo i termini ultimi. Chi vi ha aderito, dopo aver beneficiato di un periodo di tolleranza, ha tempo fino al 9 dicembre per saldare la rata la cui scadenza originaria era fissata al 30 novembre. È sempre possibile, peraltro, optare per una soluzione più snella, scegliendo di pagare un importo ridotto attraverso l’esclusione di una parte delle cartelle e degli avvisi inizialmente inseriti nel piano di versamento. Una possibilità che molti sfruttano per rendere sostenibile l’onere, selezionando gli debiti più recenti o di maggiore entità, mentre altri, che non hanno mezzi, restano comunque esclusi da qualsiasi beneficio.
Il meccanismo di protezione per fornitori e contribuenti
La novità più significativa della rottamazione quinquies, stando a quanto riportato nella relazione illustrativa e nei dossier parlamentari, risiede nell’effetto protettivo che scatta immediatamente con la presentazione della domanda di adesione. Tale presentazione, infatti, sospende l’azione dell’agente della riscossione, neutralizzando persino gli esiti di verifiche di inadempienza già concluse e impedendo il pignoramento delle somme che la pubblica amministrazione dovrebbe corrispondere ai propri fornitori. Un meccanismo analogo, peraltro, dovrebbe applicarsi anche ai rimborsi fiscali di importo superiore a cinquecento euro, i quali potranno essere erogati senza subire la compensazione obbligatoria con i debiti pregressi, garantendo così una maggiore liquidità a chi opera con gli enti pubblici.
Il varco della prescrizione per i debiti più antichi
Parallelamente all’offerta di nuove chance di sanatoria, il sistema prevede anche un’uscita di sicurezza per i debiti più datati. A partire dal primo gennaio 2026, entreranno infatti in vigore importanti scadenze legate ai istituti della prescrizione e della decadenza, che riguardano una vasta gamma di tributi, sia statali che locali. La legge, fissando termini precisi sia per l’azione di riscossione che per quella di accertamento, stabilisce che il mero decorso del tempo possa condurre all’estinzione definitiva dell’obbligazione tributaria. Ciò significa che molti contribuenti, i quali non hanno provveduto a regolarizzare la propria posizione, potrebbero vedersi automaticamente sollevati dal pagamento di somme ormai giuridamente non più richiedibili, in un silenzioso condono dettato non dalla volontà politica ma dall’inerzia amministrativa e dal codice.




