Radiologo sospeso a Roma per aver filmato pazienti seminude
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La trappola, celata dietro al camice bianco e all’apparente routine di un ambulatorio, si è consumata in più occasioni, mentre giovani donne e ragazze si sottoponevano a esami diagnostici nella convinzione di ricevere le cure dovute. Un radiologo, attivo in diversi centri polispecialistici della Capitale, è stato invece colto nell’atto di trasformare quelle procedure in messe in scena per la propria gratificazione sessuale, come avrebbero dimostrato le indagini condotte dalla Polizia di Stato su mandato della Procura della Repubblica di Roma. A seguito di tali accertamenti, all’uomo è stato notificato un provvedimento cautelare che gli vieta temporaneamente l’esercizio della professione, in attesa dello svolgimento del giudizio.
Il sistema delle violazioni
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il professionista avrebbe sistematicamente abusato della propria posizione di autorità e della fiducia delle pazienti, molte delle quali minorenni, spingendole a denudarsi oltre quanto necessario. Alcune di loro, infatti, sono state persuase a togliersi indumenti intimi o persino i pantaloni per esami che non lo richiedevano, come nel caso emblematico di un controllo alla caviglia. L’uomo, inoltre, arrivava a palpeggiare le giovani con il pretesto di aiutarle a posizionarsi correttamente, atteggiandosi a sanitario scrupoloso mentre invece registrava tutto con uno smartphone nascosto.
L’inchiesta e il materiale sequestrato
Le investigazioni, partite nell’ottobre dello scorso anno dopo la denuncia di una madre allarmata dal comportamento del medico durante una visita a cui aveva assistito la figlia, hanno portato al rinvenimento di un ingente quantitativo di materiale illecito. Nei dispositivi dell’uomo sono stati trovati cinquantasette video, che ritraggono pazienti in condizioni di vulnerabilità e seminudità, confermando il carattere metodico e non occasionale delle condotte contestate. Le immagini, catturate di nascosto, mostrerebbero come quelle manipolazioni fisiche e quelle richieste di spogliarsi non avessero alcuna giustificazione tecnica ma fossero finalizzate esclusivamente a soddisfare pulsioni personali.
La misura cautelare e il quadro normativo
Il divieto di esercizio della professione, disposto dall’autorità giudiziaria, rappresenta uno strumento cautelare volto a impedire il ripetersi di tali condotte in attesa della definizione del processo. La gravità dei fatti, che integrano ipotesi di reati contro la libertà personale e di abuso dei mezzi di correzione, ha reso necessaria un’immediata azione di protezione potenziale verso ulteriori pazienti. La vicenda, al di là degli sviluppi giudiziari, solleva interrogativi stringenti sui meccanismi di controllo e vigilanza all’interno delle strutture sanitarie private, luoghi dove la delega incondizionata al professionista può talvolta offrire un riparo a comportamenti devianti.




