Spalletti e la sua Juve, rincorsa Champions: “Vivo per il quarto posto”
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Redazione Sport
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La notte dell’Olimpico regala un pareggio dal sapore amaro per i padroni di casa ma che per la Juventus, e per il suo allenatore Luciano Spalletti, assume i contorni di una mezza impresa, considerato il momento e le fatiche accumulate. Il 3-3 finale, firmato da Federico Gatti al novantreesimo minuto, è il sigillo su una partita che i bianconeri avevano sempre inseguito, dimostrando ancora una volta – e va sottolineato – quella capacità di non arrendersi che era già emersa nella sfida di Champions League contro il Galatasaray, nonostante l’eliminazione e i centoventi minuti giocati in dieci uomini. Nel dopogara, intervenuto ai microfoni di DAZN e poi in conferenza stampa, il tecnico di Certaldo ha analizzato la prestazione con onestà intellettuale, distinguendo tra l’entusiasmo per la reazione e la freddezza nell’analisi degli errori, perché se è vero che “se si parla di reazione sì, sono felice”, è altrettanto vero che “se si vanno a vedere le situazioni del primo tempo non sono molto contento”.
Una reazione che parte dalla panchina e dalla testa dei giocatori
Spalletti, nel suo intervento, ha voluto sottolineare come la rimessa in carreggiata di una partita che sembrava compromessa non sia frutto del caso, ma di una fiducia incrollabile nel gruppo e nelle sue potenzialità. “Quando avrai 66 anni come me, vedrai che andando lì dentro credi sempre di recuperarla”, ha sorriso l’allenatore rispondendo a chi gli chiedeva se avesse realmente sperato nella rimonta quando ha effettuato i cambi, inserendo uomini come Boga e Zhegrova, autori di giocate determinanti. La squadra, ha proseguito Spalletti, arriva da un periodo tatticamente e mentalmente complesso, con tre delle ultime cinque gare disputate in inferiorità numerica – circostanza che “strema” ulteriormente i calciatori – eppure la risposta emotiva c’è stata. “Loro ci hanno creduto, questi ragazzi vengono da 120 minuti in inferiorità numerica, uscendo dalla Champions”, ha ricordato in conferenza stampa, prendendosi “la buona partita” ma anche la responsabilità di alcune leggerezze, come “una marcatura” sbagliata o quei “4/5 palloni” gestiti male in fase di costruzione.
La classifica e l’obiettivo dichiarato: vivere per il quarto posto
Il risultato dell’Olimpico, pur lasciando invariato il distacco di quattro punti dalla Roma quarta in classifica, rilancia le ambizioni europee della Signora, e Spalletti non ha alcuna intenzione di nascondersi. Alla domanda se creda ancora nella qualificazione alla prossima Champions League, la risposta è secca e carica di significato: “Eccome se ci credo. Io vivo per questo, per il quarto posto. Diamogli una forma e io vivo per quello”. Una dichiarazione d’intenti che spazza via ogni tentennamento, in un momento in cui “ci sono venute troppe cose addosso e non siamo neanche stati troppo fortunati”. Il tecnico vede una squadra “cresciuta sotto molti aspetti”, nonostante i risultati non sempre abbiano premiato la prestazione, ed è convinto che “faremo un grande finale di stagione”. Una convinzione che trasmette ai suoi, cercando di alleggerire il peso di una maglia che, come ha spiegato, con il sostegno dei tifosi diventa “meno pesante” da indossare.
L’analisi della prestazione tra luci e ombre
Nel commentare i novanta minuti, l’allenatore bianconero ha voluto essere preciso, quasi maniacale, nell’analisi. Se la reazione nel finale è da lodare, così non è per quanto mostrato in avvio e in certe fasi della gara in cui la squadra è apparsa “troppo lenta sul secondo e sul terzo gol” subito. “Dobbiamo fare una valutazione oggettiva”, ha tagliato corto Spalletti, spiegando come uscire dalla Champions in quel modo, con quel carico di fatica e delusione, rendesse la rimonta una “montagna difficile da scalare”. Tuttavia, la capacità di rialzarsi dopo essere stati sotto 3-1 fino al settantottesimo, grazie alle giocate di Boga e alla testata di Gatti in pieno recupero, è un “bel messaggio” che la squadra manda all’ambiente e a sé stessa. Una prova di carattere che, al di là del risultato, consolida l’identità di un gruppo che, nelle difficoltà, sembra aver trovato la sua dimensione.
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