Bambina rapita a Cosenza, parla il marito di Rosa Vespa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nessuno si era accorto di nulla, né il marito, che pure la vedeva svestita, né la sorella, che le aveva disegnato la pancia. Rosa Vespa, accusata del sequestro della piccola Sofia, avvenuto lo scorso 21 gennaio in una clinica di Cosenza, ha vissuto un periodo di profondo disagio psicologico, in parte dovuto alla morte del padre, e si sentiva "una donna a metà" per le difficoltà incontrate nel tentativo di avere figli. La frustrazione per non essere riuscita a rimanere incinta l'aveva portata a vivere una condizione di grande sofferenza emotiva, acuita dall’idea di non riuscire a realizzare il sogno di avere una famiglia.

Il marito, Moses Omogo Chiediebere, intervistato da TgCom24, ha dichiarato che sua moglie "non sta bene con la testa" e che non riesce a spiegarsi il motivo del gesto. Ha aggiunto che, nonostante non avessero figli, non erano così disperati. Anche la sorella di Rosa Vespa è rimasta senza parole, così come la madre, la cognata e tutta la famiglia.

Durante una festicciola in casa per l'arrivo del nuovo nato, che in realtà era la bimba rapita in clinica, la coppia dichiarava: "Ora abbiamo anche un principe". Tuttavia, poco dopo, i video del rapimento hanno iniziato a circolare sui social, seguiti dall’irruzione della polizia. Moses Omogo ha raccontato che sua moglie ha fatto tutto da sola e che anche la sorella, che le aveva disegnato la pancia, non si era accorta di nulla.

Le indagini proseguono, mentre Rosa Vespa è in carcere per il rapimento della piccola Sofia.

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