Neonata rapita a Cosenza, Rosa Vespa potrebbe avere avuto complici
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Redazione Interno
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La sera del 21 gennaio, a Castrolibero, la polizia ha fatto irruzione nell'abitazione di Rosa Vespa, la donna accusata del sequestro della neonata Sofia dalla clinica Sacro Cuore di Cosenza. La madre di Rosa, in lacrime e visibilmente sconvolta, ha aperto la porta agli agenti, i quali hanno immediatamente chiesto dove si trovasse la bambina. La scena, ripresa in un video, mostra i momenti drammatici dell'intervento.
Rosa Vespa, attualmente in carcere, ha confessato di aver agito da sola, un'ammissione che ha permesso di scagionare il marito, Acqua Moses. Tuttavia, gli investigatori non sono del tutto convinti della sua versione e sospettano che la donna possa aver avuto dei complici. Durante la perquisizione nella casa di Vespa, la polizia ha rinvenuto un tesserino di riconoscimento intestato a un certo dottor Angelo Cantisano, con il logo degli ospedali riuniti "IGreco", e un foglio di dimissioni di un paziente, Anselmo Omogo, datato 25 gennaio 2025, che attestava la sua negatività al Covid.
Gli inquirenti stanno concentrando i loro sforzi nella ricerca di una possibile "talpa", una persona che potrebbe aver aiutato Rosa a ottenere i documenti falsi necessari per simulare la gravidanza. Tra le prove raccolte, vi sono ecografie, analisi e prescrizioni per visite ginecologiche, tutte falsificate, che la donna avrebbe utilizzato per convincere la sua famiglia di essere incinta. Inoltre, è stato trovato un finto foglio di dimissioni dalla clinica Sacro Cuore di Cosenza, che Rosa avrebbe usato per far credere di aver partorito Sofia proprio lì.
La vicenda ha suscitato grande clamore, e la zia della piccola Sofia ha dichiarato che Rosa Vespa deve pagare per ciò che ha fatto, ma ha anche sottolineato la necessità di aiutarla.




