Georgescu escluso dalle presidenziali romene, l’estrema destra cerca un nuovo volto
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Redazione Esteri
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Calin Georgescu, leader dell’estrema destra romena, non potrà partecipare alle elezioni presidenziali del 4 maggio. La Corte Costituzionale di Bucarest ha respinto all’unanimità il suo ricorso, confermando la decisione della commissione elettorale che lo aveva escluso dalla corsa per irregolarità nella documentazione presentata e per le indagini penali a suo carico, tra cui quelle relative a presunti attacchi all’ordine costituzionale e alla creazione di un’organizzazione fascista e razzista.
La sentenza, emessa in poco più di un’ora, ha lasciato senza appello il politico filorusso, già al centro di polemiche per la vittoria alle elezioni di novembre, poi annullate a causa di sospette interferenze russe. La decisione di escluderlo dal voto ha scatenato la rabbia dei suoi sostenitori, che da settimane scendono in piazza per protestare contro quella che definiscono una «ingiustizia». Il 9 marzo, a Bucarest, migliaia di persone hanno manifestato contro l’esclusione di Georgescu, accusando le istituzioni di aver calpestato la volontà popolare.
La situazione politica in Romania rimane tesa, con l’estrema destra costretta a cercare un nuovo candidato in vista delle elezioni di maggio. Georgescu, che aveva costruito il suo consenso su un mix di retorica nazionalista e critiche alle istituzioni europee, rappresentava una figura chiave per il fronte filorusso. La sua esclusione, tuttavia, non sembra aver placato le tensioni, anzi, rischia di alimentare ulteriormente il malcontento tra i suoi elettori.
Le accuse rivolte a Georgescu, che includono anche presunti legami con organizzazioni estremiste, hanno portato la commissione elettorale a prendere una decisione senza precedenti. La Corte Costituzionale, nel respingere il ricorso, ha ribadito che il rispetto delle norme e della legalità è un requisito imprescindibile per chi aspira a ricoprire cariche pubbliche.
Intanto, il clima politico in Romania continua a essere influenzato da dinamiche internazionali, con l’ombra delle interferenze straniere che pesa sulle decisioni interne. Le elezioni di novembre, annullate per sospetti brogli, avevano già acceso gli animi, e la riprogrammazione del voto a maggio non sembra aver risolto le divisioni nel Paese.




