Le elezioni presidenziali in Romania nel mirino della disinformazione
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Redazione Esteri
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Il 7 marzo 2025, Călin Georgescu, esponente politico sostenuto dall’estrema destra e spesso descritto come filorusso, ha formalizzato la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 4 maggio davanti alla Commissione elettorale romena. La sua presentazione, tuttavia, non è passata inosservata: alcuni membri della società civile, preoccupati per le implicazioni della sua possibile elezione, hanno presentato due ricorsi alla Corte costituzionale, chiedendo una revisione della candidatura. Il giorno successivo, l’8 marzo, la Corte ha respinto i ricorsi, ma ciò non ha significato automaticamente l’approvazione della candidatura di Georgescu, lasciando aperto un dibattito che si è rapidamente trasformato in un caso politico di portata nazionale.
La situazione si è ulteriormente complicata con l’esclusione di un’altra candidata di spicco dell’estrema destra, Diana Sosoaca, europarlamentare e leader del partito SOS, terza forza politica di estrema destra in Romania. La sua bocciatura, definita dal partito Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR) come “un nuovo colpo alla democrazia romena”, ha scatenato reazioni contrastanti, soprattutto tra i sostenitori della destra radicale. Sosoaca, che aveva già suscitato polemiche per le sue posizioni apertamente nazionaliste e anti-europeiste, è stata esclusa dalla corsa elettorale in un contesto già teso, segnato da tensioni politiche e sociali.
La vicenda di Georgescu, tuttavia, non è isolata. Già nel novembre dello scorso anno, il politico aveva vinto a sorpresa il primo turno delle elezioni presidenziali, risultato poi annullato dalla Corte costituzionale a soli due giorni dal ballottaggio previsto per l’8 dicembre. L’annullamento, motivato da sospette ingerenze russe, è stato definito “clamoroso” da Cesare Pinelli, professore di Diritto costituzionale all’Università La Sapienza di Roma. Pinelli, che ha voluto precisare di rispondere in qualità di studioso e non come membro della Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, ha sottolineato come la decisione della Corte rumena rientrasse nei poteri previsti dalla costituzione del Paese.
Le tensioni in Romania, tuttavia, non si limitano alle aule dei tribunali. Nei giorni scorsi, le strade di Bucarest e di altre città sono state teatro di disordini, con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine che hanno causato feriti da entrambe le parti. Le proteste, scatenate dal respingimento della candidatura di Georgescu, riflettono un malcontento diffuso, alimentato da accuse di manipolazione elettorale e da timori di interferenze esterne. La situazione, già delicata, è stata ulteriormente esacerbata dalla decisione della Corte costituzionale, che ha riportato alla memoria l’annullamento delle elezioni dello scorso anno, un precedente senza eguali nella storia recente del Paese.




