Padova, la procura ipotizza il sequestro per Annabella Martinelli scomparsa da una settimana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Padova, di fronte all’assenza di qualunque traccia, ha fatto una scelta che amplia il campo delle possibilità investigative, trasformando la ricerca di una persona scomparsa in un’inchiesta per sequestro di persona contro ignoti. La decisione, che arriva a una settimana dalla mancata ricomparsa di Annabella Martinelli, non è frutto di una certezza ma di una necessità procedurale, consentendo ai carabinieri, i quali stanno coordinando le indagini, di disporre di un ventaglio più ampio di strumenti. L’ipotesi del sequestro, per quanto grave, serve infatti a giustificare accertamenti più incisivi, come quelli sui tabulati telefonici della giovane o su chi, dopo la sua sparizione, abbia materialmente operato per chiudere il suo sito internet e la sua pagina Facebook, gesti che, se confermati, non sembrerebbero ascrivibili alla volontà della studentessa.

Le ultime tracce lungo la strada di casa

Gli investigatori, mentre lavorano sui dati digitali, ricostruiscono con meticolosità l’ultimo, ordinario tragitto di Annabella. La giovane, che studia giurisprudenza a Bologna ma risiede a Teolo, è stata vista per l’ultima volta la sera del 6 gennaio, poco dopo le dieci, mentre pedalava sulla sua bicicletta viola in direzione dei Colli Euganei. Le immagini di videosorveglianza, che la procura ha autorizzato a divulgare pubblicamente nella speranza di ricevere elementi utili, la ritraggono in una sequenza precisa e silenziosa: alle 22.18 passa davanti a un distributore di benzina a Selvazzano, indossa un giubbotto verde muschio, jeans e ha uno zaino rosso; alle 22.54 è ripresa dalla telecamera del municipio di Teolo; infine, alle 23.06, un ultimo fotogramma la coglie a Villa di Teolo, con due pizze dentro un cartone sistemato nel portapacchi. Un percorso che sembrava condurla semplicemente a casa, e che invece si è interrotto lasciando un vuoto profondo.

Gli accertamenti sul mondo digitale

Proprio la natura di quelle attività compiute sui suoi profili social, dopo quell’ultima immagine, rappresenta uno dei cardini dell’indagine. I militari stanno cercando di capire chi, e per quale motivo, abbia agito per rendere inaccessibili quelle pagine, operazioni tecniche che richiedono una certa conoscenza e che sollevano interrogativi pressanti. Si tratta di un filone da seguire parallelamente a quello della ricostruzione degli spostamenti, perché quel gesto, se estraneo alla volontà della studentessa, potrebbe indicare una volontà di cancellare tracce o di interrompere contatti. Gli inquirenti, sotto la direzione del procuratore capo, esaminano ogni dato per stabilire se qualcuno, quella sera, abbia interagito con lei o l’abbia seguita lungo quella strada buia.

La ricerca senza sosta

L’apertura del fascicolo per sequestro, oltre a fornire una cornice giuridica più definita, sottolinea la crescente preoccupazione per le sorti della giovane. Le ricerche sul territorio, coordinate dai carabinieri, non si sono mai fermate, scandagliando la zona tra Padova e i Colli dove furono catturate le ultime immagini. L’autorizzazione a diffondere quei fotogrammi è una mossa volta a sollecitare la memoria di chiunque, quella sera, possa aver notato qualcosa di anche solo lievemente anomalo. L’attenzione rimane concentrata sui fatti materiali e sulle poche evidenze in possesso degli investigatori, nella speranza che da lì possa arrivare una svolta per fare luce su un mistero che, giorno dopo giorno, si fa più fitto.

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