L’ultima alba della signora della collina, Alba si ferma per Maria Franca Ferrero

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un silenzio insolito, rotto solo dallo scrosciare della pioggia e da un brusio trattenuto, aveva avvolto piazza Risorgimento e il sagrato del Duomo, ad Alba, nel primo pomeriggio di sabato. Poi, quando il corteo funebre è apparso e la bara di Maria Franca Fissolo, vedova Ferrero, ha varcato la soglia della Cattedrale di San Lorenzo, quel silenzio si è trasformato in qualcosa di diverso: un battito collettivo, un lungo applauso scandito da mani che battevano all’unisono, quasi a voler accompagnare la signora della città in quell’ultimo, solenne viaggio verso l’altare -6. La città, per la prima volta a memoria d’uomo, aveva rinunciato al suo appuntamento più radicato come il mercato del sabato, un segno tangibile, questo sì, di uno strappo profondo e sentito.

Dietro al feretro, il figlio Giovanni – che oggi guida il gruppo dolciario – con la moglie Paola e i figli, accanto a loro Luisa, vedova di quel Pietro scomparso troppo presto nel 2011, e i giovani Michael, Maria Eder e John, rappresentavano il futuro di una dinastia che, come hanno ricordato più voci in questi giorni, ha rappresentato un unicum nel panorama imprenditoriale italiano -4. Un legame, quello tra i Ferrero e la loro terra, che non è mai stato solo affar di bilanci o di stabilimenti, ma una sinergia profonda, costruita nel tempo con intuizioni che hanno salvato le colline dallo spopolamento e trasformato la miseria della malora fenogliana in una possibilità di riscatto condiviso -4.

Tra la folla, molti degli operai e dei loro discendenti, quelli stessi che un tempo, grazie alle corriere volute da Michele per andare e tornare dalle fabbriche, potevano continuare a coltivare i loro campi e a vedere crescere i figli senza emigrare. Ed è per questo, forse, che l’addio è stato partecipato con una commozione autentica, priva di retorica, quella che si riserva a un familiare più che a una benefattrice.

Un destino incrociato, tra fede e memoria

La data del 14 febbraio, nel calendario di casa Ferrero, è segnata da un filo rosso che lega destini e memorie. Undici anni fa, proprio il giorno di San Valentino, se ne era andato Michele, il patriarca visionario che dalla piccola pasticceria di Pietro aveva creato un impero basato sulla crema di nocciole, colui che – come poche settimane fa qualcuno ha ricordato – non disdegnava di mettersi gli stivali per spalare il fango dallo stabilimento durante l’alluvione del '94, fianco a fianco con i suoi dipendenti -4. Oggi, quella stessa data ha accolto il ritorno di Maria Franca, la traduttrice assunta nel '61 che divenne sua moglie e, dopo la sua scomparsa, custode silenziosa della loro eredità morale e presidente della Fondazione Ferrero -10.

Il cordoglio delle istituzioni e l'abbraccio della piazza

Sotto i portici di piazza Duomo e davanti ai maxischermi allestiti per l’occasione, la folla non ha badato alla pioggia. C'erano il ministro della Difesa Guido Crosetto, in rappresentanza del governo, e il presidente della Regione Alberto Cirio, a testimoniare quanto la figura della signora Maria Franca – e ciò che ha rappresentato – trascenda i confini locali per diventare patrimonio di un'intera idea di impresa italiana -6. Le vetrine dei negozi, per volontà dell'associazione commercianti, esponevano le fotografie della signora, un ritratto dimesso e rispettoso -10. Tra i banchi della cattedrale, intanto, si rincorrevano le parole di Ivana Sacco, sua storica assistente, che ne ha tratteggiato la figura discreta ma salda, legata ai valori della solidarietà e della cultura, lontana dai riflettori ma presente in ogni opera significativa per il territorio, come il nuovo ospedale di Verduno -5.

Il testimone di una storia lunga ottant'anni

Quella che si è chiusa ieri, con la sepoltura accanto al suo Michele, è una pagina lunga ottant'anni, iniziata con i fratelli Pietro e Giovanni e proseguita con la signora Piera, che conosceva per nome tutti i dipendenti. Una storia fatta di attaccamento alla terra, di scelte imprenditoriali che hanno forgiato il carattere di un'intera area geografica e di una presenza mai invadente ma costante. Ora, quel legame forte tra la grande industria e la città, quel filo che la signora Maria Franca ha tenuto saldo fino all'ultimo, passa nelle mani del figlio Giovanni e dei nipoti, ai quali spetta il compito di tramandare alle prossime generazioni un'eredità che è fatta tanto di nocciole e di cioccolato, quanto di un senso di appartenenza che rende Alba, come recitava un cartello tra la folla, “casa per la famiglia Ferrero” -6.

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