Timothée Chalamet e la bufera sul mondo dell’opera e del balletto: "Non importano a nessuno"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A volte basta una frase, magari buttata lì con leggerezza durante una chiacchierata tra colleghi, per scatenare un putiferio. È quanto accaduto a Timothée Chalamet, l’attore statunitense candidato all’Oscar per Marty Supreme, che nelle scorse settimane si è ritrovato al centro di una bufera mediatica dopo alcune dichiarazioni rilasciate in febbraio a Austin, durante un incontro pubblico organizzato da Variety con Matthew McConaughey. Il tema della conversazione era il futuro del cinema, la capacità di attenzione del pubblico e le strategie per mantenere vive le sale, ma la deriva è arrivata quando Chalamet ha voluto tracciare un paragone quantomeno infelice. "Non voglio lavorare nel balletto o nell'opera", ha dichiarato l’attore, "cose in cui devi dire 'Ehi, manteniamo in vita questa roba, anche se ormai non importa più a nessuno'". Una precisazione, "con tutto il rispetto per chi lavora nell'opera e nel balletto", arrivata subito dopo, non è bastata a spegnere le fiamme. Anzi, quelle parole hanno innescato una reazione a catena che dal palcoscenico dei teatri lirici è rimbalzata sui social, trasformandosi in un caso culturale globale, e il tempismo, a pochi giorni dalla notte degli Oscar, non è certo dei migliori per la star di Dune.
La risposta corale dei teatri, da Milano a New York, e l'invito a ricredersi
Il mondo della lirica e della danza non ha perso tempo e ha risposto compattamente, usando lo stesso linguaggio ironico e diretto dei social network per ribattere alle parole del giovane attore. La Metropolitan Opera di New York ha pubblicato un video che mostra il lavoro certosino che si cela dietro un sipario, quello di artisti, sarti e macchinisti, con una didascalia che riprendeva sarcasticamente la frase di Chalamet: "Con tutto rispetto per chi lavora nell'opera (e nel balletto)". Un affondo simile è arrivato dalla Royal Opera House di Londra, che ha invitato l’attore a riconsiderare le sue posizioni postando immagini di platee gremite: "Ogni sera migliaia di persone si riuniscono per assistere a spettacoli di balletto e opera", si legge nel messaggio del teatro londinese, "per la musica, per la narrazione, per la pura magia dello spettacolo dal vivo. Se vuoi riconsiderare la tua idea, le porte sono aperte, Timothée". E l’invito a varcare la soglia di un teatro è diventato il leitmotiv di molte repliche istituzionali. Il Teatro alla Scala ha pubblicato l’immagine di un sipario che si chiude su una platea che applaude, chiedendosi retoricamente: "A nessuno importa? A qualcuno sì. E se vieni a trovarci, forse scoprirai che importa anche a te". Persino l’Opéra di Parigi è entrata nella mischia con una trovata intelligente, mostrando una scena di Nixon in China (opera in cui si gioca a ping pong) e legandola al film di Chalamet sul tennis tavolo: "Plot twist! Anche nell'opera esiste il ping pong".
L'imbarazzante dimenticanza delle origini e lo stupore dei professionisti
Ciò che ha reso le dichiarazioni di Chalamet particolarmente indigeste per gli addetti ai lavori è il background da cui proviene. Newyorkese doc, l’attore è figlio di Nicole Flender, una ex ballerina di Broadway che ha danzato per il New York City Ballet e al Lincoln Center, e sua nonna era anch’essa una ballerina. Inoltre, la sorella maggiore Pauline ha dovuto abbandonare la carriera di danzatrice a causa di un infortunio prima di dedicarsi alla recitazione. Insomma, un ambiente familiare, quello dei Chalamet, profondamente intriso di cultura del palcoscenico, un dettaglio che i professionisti del settore non hanno mancato di sottolineare con una punta di delusione. La ballerina Amar Smalls, in un video diventato virale, ha ribattuto con ironia all'idea che l'attore avrebbe potuto intraprendere altre carriere: "Timmy, non sapevo che fossi un ballerino di livello mondiale o un cantante lirico che ha semplicemente scelto di non proseguire perché recitare è più popolare". Un concetto ripreso da Isabel Leonard, cantante lirica e vincitrice di tre Grammy, che ha parlato di "scorrettezza e miopia" nel commento di Chalamet, definendolo un attacco gratuito a colleghi artisti che rivela molto di più sul suo carattere che sullo stato di salute dell’opera. Altri, come il ballerino e coreografo Kameron Saunders, noto per essere stato uno dei ballerini del Eras Tour di Taylor Swift, hanno liquidato la questione con un laconico ma eloquente "Yikes".
L'arte che resiste e le platee piene sotto gli occhi di Hollywood
Mentre i professionisti ribattono con i numeri delle presenze e con le immagini dei loro allenamenti, l’eco della polemica rischia di sovrastare la campagna per gli Oscar di Chalamet, dato che il voto dell’Academy è in pieno svolgimento. Al di là del gossip e della ridda di commenti social, quello che emerge da questa vicenda è la fotografia di un settore, quello delle performing arts, che nonostante le difficoltà e le sfide del mercato contemporaneo continua a registrare il tutto esaurito. Il Teatro dell'Opera di Roma ha invitato l’attore, noto tifoso della squadra di calcio giallorossa, ad allargare i propri orizzonti: "Sappiamo che sei un tifoso della Roma, ma dovresti venire a trovarci: scopriresti altre passioni". La Canadian Opera Company ha ricordato che "l'opera è un'arte dal vivo che ha resistito per secoli, e continuerà a farlo". E persino teatri meno noti al grande pubblico, come l'Opera Holland Park di Londra, hanno fatto notare come i loro 40mila spettatori estivi possano "essere in disaccordo" con l'attore. La sensazione, in definitiva, è che la frase di Chalamet, al di là dell’evidente gaffe, abbia riacceso i riflettori su un dibattito più ampio: quello del valore della cultura e della capacità del teatro di adattarsi, evolversi e, soprattutto, continuare a emozionare generazioni di spettatori.




