Ucraina sotto i droni, la Russia colpisce le infrastrutture energetiche
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Redazione Esteri
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Mentre la capacità di produzione di energia elettrica viene ridotta a "zero" da una nuova ondata di attacchi, l'Ucraina si trova a dover affrontare una delle notti più buie del conflitto, con intere città private di riscaldamento e acqua corrente a causa dei blitz mirati contro le centrali. La guerra alle infrastrutture civili, che Mosca ha intensificato in queste ore, si manifesta attraverso centinaia di droni lanciati per colpire in profondità il sistema energetico nazionale, costringendo i tecnici a una corsa contro il tempo per tentare di ripristinare, almeno in parte, servizi essenziali per la popolazione. Dall'altra parte del fronte, come riportato da fonti ucraine attraverso la piattaforma Telegram, una base russa situata nel villaggio occupato di Mikhailivka, nella regione di Zaporizhzhia, sarebbe stata a sua volta colpita, in un'azione della quale si attribuisce il merito ai partigiani, i quali avrebbero parallelamente messo fuori uso una torre di comunicazione in un'altra area.
Il collasso del sistema energetico
La portata degli attacchi aerei russi, che non accennano a diminuire, ha determinato un vero e proprio collasso della rete, lasciando ampie porzioni del paese al buio e in balia del freddo, in una situazione che le autorità locali definiscono disperata. I raid, concentrati con precisione chirurgica sugli impianti di generazione e distribuzione, hanno provocato un blackout diffuso, i cui effetti si ripercuotono immediatamente sulla vita quotidiana dei civili, costretti a fare i conti con la scomparsa di qualsiasi comfort moderno. La produzione di energia, come confermato dalle stesse fonti di Kiev, è stata azzerata, un dato che fotografa con crudezza l'efficacia dell'offensiva e la gravità della crisi in atto, mentre le squadre di emergenza lavorano senza sosta per riparare i danni, sebbene le prospettive rimangano incerte.
La situazione al fronte e le azioni di risposta
Parallelamente alla guerra energetica, le operazioni militari convenzionali continuano a registrare sviluppi significativi, in particolare nella regione del Donbass, dove le forze russe sembrano aver guadagnato terreno in maniera consistente. Secondo alcune ricostruzioni, le unità di Mosca si troverebbero ormai vicine alla presa di Pokrovsk, un crocevia di vitale importanza strategica nel Donetsk, con i difensori ucraini che si descrivono in una posizione sempre più critica, quasi circondati dall'avanzata nemica. Nel contempo, il ministero della Difesa russo ha affermato di aver abbattuto decine di droni ucraini nelle regioni di Bryansk e Rostov, un elemento che indica come il conflitto si stia estendendo anche al di là dei confini immediati del teatro principale, con azioni di disturbo e rappresaglia che contribuiscono ad alzare ulteriormente la tensione.
La guerra asimmetrica e le sue conseguenze
Oltre agli scontri frontali, prosegue senza tregua la guerra asimmetrica, fatta di colpi inferti ai centri di comando e di sabotaggi alle reti di comunicazione, come nel caso della torre disattivata a Kursk. Queste operazioni, spesso rivendicate da gruppi partigiani o portate avanti con mezzi non convenzionali, aggiungono un ulteriore strato di complessità a un conflitto che ormai investe ogni aspetto della società e del territorio. L'attacco alla base di Mikhailivka, se confermato, si inserirebbe proprio in questo solco, dimostrando come le retrovie occupate non siano affatto sicure per le forze invasori e come la resistenza ucraina sia in grado di organizzare azioni offensive anche in aree formalmente sotto il controllo dell'avversario.




