L'Ue si prepara allo scenario peggiore: attacchi ibridi russi con vittime
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Redazione Esteri
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Le capitali europee stanno discutendo con crescente preoccupazione la possibilità che le operazioni ibride russe possano presto causare vittime tra i cittadini dell'Unione. Secondo quanto riportato da fonti diplomatiche, negli ultimi incontri riservati tra gli ambasciatori dei 27 Stati membri si è parlato di uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava remoto: un attacco capace di provocare morti su larga scala.
La riunione degli ambasciatori di mercoledì scorso ha affrontato proprio questo tipo di eventualità, con un formato ristretto che escludeva telefoni e assistenti per garantire la massima riservatezza.
Il precedente di Lipsia e l'allarme crescente
La discussione si è intensificata dopo il ritrovamento di un drone carico di esplosivo presso l'aeroporto di Lipsia lo scorso agosto. Quell'episodio ha mostrato quanto un incidente grave possa essere concreto, spingendo i diplomatici a valutare scenari che coinvolgono conseguenze letali. Una fonte diplomatica ha spiegato che, data la portata e la vastità dell'azione russa, è inevitabile che prima o poi vi siano delle vittime, aggiungendo che è pura fortuna che non ce ne siano ancora state.
La direttrice del Centro europeo di eccellenza per il contrasto alle minacce ibride ha osservato che, poiché la Russia utilizza strumenti sempre più letali per testare la preparazione europea, a un certo punto gli incidenti con conseguenze fatali si verificheranno, intenzionalmente o meno.
Divisioni con la Nato e protocolli in discussione
Le discussioni preparatorie stanno però facendo emergere fratture significative. Diverse capitali ritengono che l'Unione europea stia sconfinando in un ambito di competenza della Nato, con il rischio di creare confusione e rallentare i processi decisionali in momenti in cui il tempo è cruciale. Un'ex portavoce dell'Alleanza atlantica ha messo in guardia contro il pericolo di duplicazioni, sottolineando che una simile sovrapposizione rischia di complicare le cose per i decisori a tutti i livelli.
La proposta della presidente della Commissione europea di istituire un protocollo di sicurezza di emergenza è vista con scetticismo da alcuni Stati membri, che la considerano una possibile replica di meccanismi già esistenti, come il dispositivo di risposta politica integrata che aveva funzionato efficacemente durante la pandemia.
Sul fronte opposto, il commissario europeo per la Difesa Andrius Kubilius ha incalzato il Parlamento e il Consiglio affinché approvino rapidamente il regolamento sulla cosiddetta Schengen militare, l'iniziativa che mira a eliminare gli ostacoli nazionali alla mobilità delle forze armate. Parlando ad Amburgo, Kubilius ha ricordato che l'anno prossimo la Russia spenderà una somma pari o superiore a quella complessiva di tutti gli Stati membri dell'Ue, tra i 500 e i 550 miliardi di euro.
La sua preoccupazione riguarda un possibile giorno in cui l'Europa si troverebbe di fronte a un esercito russo temprato dal combattimento e capace di impiegare dieci milioni di droni all'anno. La capacità di dissuasione, ha aggiunto, non dipende soltanto da quanto si spende per la difesa, ma da come, a quale velocità e in quali quantità si riescono a movimentare materiali militari attraverso il continente.
Il fronte italiano e le smentite del governo
In Italia, le voci su possibili minacce dirette nel Mediterraneo sono state minimizzate dall'esecutivo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato che non risulta alcun allarme specifico riguardo a presunti attacchi da navi o droni russi contro obiettivi italiani, spagnoli o francesi, come era stato ipotizzato da un quotidiano spagnolo. La smentita è arrivata dopo che l'indiscrezione aveva fatto il giro delle cancellerie europee, alimentando timori per città come Roma, Milano e Napoli.
Secondo analisti del settore, lo scenario descritto resta comunque plausibile nel quadro della guerra ibrida, ma l'obiettivo principale di simili operazioni sarebbe quello di creare panico e alimentare la stanchezza delle opinioni pubbliche verso il sostegno all'Ucraina, piuttosto che causare danni materiali su vasta scala.
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