Meloni non avvertita da Trump sull'attacco all'Iran, ora teme per basi Usa e caro-energia
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Redazione Esteri
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Giorgia Meloni è stata svegliata nel cuore della notte, come gli altri membri del governo, ma non dalla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non l’aveva avvertita in anticipo dell’imminente attacco all’Iran, avvenuto quando a Roma erano le due del mattino di domenica. Le notizie degli strike americani le sono arrivate attraverso canali diplomatici, lasciando il governo italiano a gestire l’emergenza senza preavviso.
La presidente del Consiglio, che ha immediatamente attivato i contatti istituzionali, si trova ora a dover bilanciare due priorità: evitare un’escalation in Medio Oriente e proteggere gli interessi nazionali, a cominciare dalle basi Usa in Italia e dal già fragile mercato energetico. Il timore è che Teheran possa reagire colpendo strutture militari alleate o innescando una nuova spirale di rincari sul petrolio, con effetti immediati sul caro-bollette.
Intanto, la politica italiana si muove tra cautele e divisioni. Elly Schlein, leader dell’opposizione, ha chiesto a Meloni di «prendere le distanze» dall’azione unilaterale di Washington, sottolineando la necessità di una risposta europea coordinata. Le due si sono sentite al telefono in un colloquio definito «lungo» da fonti del Nazareno, prima dell’incontro in Aula a Montecitorio, dove oggi si discuterà della crisi.
Sul piano internazionale, Meloni ha coinvolto il Quirinale, aggiornando il capo dello Stato Sergio Mattarella, e ha avviato una serie di consultazioni con i leader europei e mediorientali. Tra questi, Emmanuel Macron, che ha insistito sulla necessità di evitare una «escalation incontrollata». La Francia, come l’Italia, teme le conseguenze di un conflitto aperto, mentre Trump mantiene una linea dura, lasciando poco spazio alla mediazione.




